Dirty Beaches

Badlands

2011 (Zoo Music) | lo-fi, psychobilly

Badlands. Ovvero la storia di una fuga, la cronaca di una liberatoria evasione dalle sordide contraddizioni metropolitane, bassifondi maledetti da cui allontanarsi senza alcun rimpianto attraverso "centinaia di autostrade", lunghe quanto la voglia di lasciarsi quel mondo alle spalle. C'è un profondo spirito springsteeniano nel terzo lavoro (ma il primo a superare le mura domestiche) di tale Alex Zhang Hungtai akaDirty Beaches, la cui semantica visionaria trova invece ispirazione nei decadenti e allucinati mondi cari a David Lynch, tanto che le canzoni di "Badlands" non sfigurerebbero affatto in "Blue Velvet" piuttosto che in "Lost Highways".

Lo stile di Hungtai è figlio tanto della necessità in fase di produzione (pochi mezzi a disposizione e di conseguenza sound a bassissima fedeltà) quanto di un gusto di chiara matrice fifties (da Roy Orbison a Elvis Presley), sino alle riformulazioni più "recenti" del classico rockabilly, dal lato più industriale e ossessivo dei Suicide a quello più distorto e psicotico dei Cramps, passando anche dai primi Sonic Youth. Questo "Badlands" è dunque un classico album homemade, infarcito com'è di samples e loop a ritmo ferroviario, di riverberi sinistri e distorsioni sporche e maciullanti, che creano atmosfere cinematiche mosse da un senso di frenesia ansiogena e da tormenti asmatici.

È sotto questa tenebrosa luce che prendono vita gli squarci caotici di "Speedway King", il boogie conturbante di "Horses" o il monotono e malato martellare di "Sweet 17", il brano più suicidiano del lotto. L'infausto e irregolare incedere del caracollante twist di "A Hundred Highways" fa da spartiacque alle due facce dell'album. Dopo la fuga, la redenzione, e una libertà romantica ma pur sempre affranta. "True Blue" e "Lord Knows Best" mostrano il lato più lirico di Hungtai, crooner solitario con spiccata vocazione retrò. Molto ben riuscito è soprattutto "Lord Knows Best", un lentone quasi da vecchio vinile, costruito sulla ripetizione di un iridescente fraseggio pianistico e su un mood generale affranto, da dolente romanticismo. Le strumentali "Black Nylon" e "Hotel" fungono da funesti titoli di coda, tenebrose e immanenti cantilene che lasciano in dono solo una coltre di fumo.

"Badlands" è senz'altro un disco affascinante e ambizioso nelle idee che prova a sviluppare, ma la sua brevità, la produzione ancora troppo sporca e grezza e un certo senso di incompletezza formale e sostanziale rimandano attese e giudizi più ampi a un futuro (si spera) prossimo. Produttore cercasi.

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(30/03/2011)

  • Tracklist
  1. Speedway King
  2. Horses
  3. Sweet 17
  4. A Hundred Highways
  5. True Blue
  6. Lord Knows Best
  7. Black Nylon
  8. Hotel
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