Efrim Manuel Menuck

Plays "High Gospel"

2011 (Constellation) | post-rock

Pur se affascinante la copertina del primo album solista di Efrim Manuel Menuck (Silver Mt. Zion, Godspeed You! Black Emperor) è poco adatta a rappresentare l’intero contenuto di “Plays High Gospel”. La scelta di uno scheletro in bianco e nero che accompagna invece l’edizione promo è un chiaro segnale dello sgomento che anima il progetto ed è una ulteriore chiave di accesso ai contenuti più intimi dell’album.
Infatti il primo parto in solitudine del musicista canadese è un testamento spirituale e umano di un personaggio complesso, un crudo racconto personale, nel quale l’espiazione del dolore per la perdita delle persone care si realizza con strazianti bozzetti sonori, che si liberano solo nel finale.

La voce di Menuck, che agita il turbolento ultimo atto “I Am No Longer A Motherless Child”, è un suono umano glaciale prosciugato dal dolore e in cerca di conforto, che approda alla speranza grazie alla presenza del figlio Ezra, ovvero il delizioso bambino oggetto della cover art.
Non si può ignorare il tormento che conduce al risveglio, non si può andare incontro alla rinascita emotiva senza rivivere il dolore, questo è il nucleo creativo di “Plays High Gospel”, un album poco confortevole e sgraziatamente ispirato, che rifugge i canoni e si agita consapevolmente per turbare e suscitare il dubbio.
Poco importa se “Our Lady Of Parc Extension And Her Munificent Sorrows” è la solita fuga simil-noise, con violino, chitarre e voci femminili che raggiungono un climax stimolante che fa scivolare il pessimismo verso la rabbia  e la consapevolezza verso il cinismo.

In “Plays High Gospel” la presenza della sofferenza, elemento fondamentale negli altri progetti del musicista canadese, è radicata nella paura della morte che ha trascinato alcuni degli affetti più cari di Efrim, un dolore che in “A 12-pt. Program For Keep On Keepin' On” si trasforma in poesia noise-noir, ma che purtroppo altrove si trasforma in autoindulgenza.
Quello che non convince del tutto, nonostante le ottime premesse, è la mancanza di pathos nella voce e nei momenti più spirituali dell’album, "August Four, Year-of-Our-Lord Blues” e “Heavy Calls & Hospitals Blues” crollano nella banalità del cantautorato rock, orfano del genio di John Lennon, e trascinano il resto con stanchezza (”Heaven's Engine Is A Dusty Ol' Bellows”), pur con piccoli barlumi di lucidità (“Kaddish For Chesnutt”), prima che il finale conduca il tutto verso suoni più fertili (la già citata “I Am No Longer A Motherless Child”).

“Plays High Gospel” è un album riuscito solo in parte, la forza degli argomenti (la perdita della madre, la morte dell’amico Vic Chesnutt, l’affetto per  suo cane e il suo grande amore per il figlio Ezra), nel quale prende il sopravvento e obnubila la continuità artistica e creativa che da Efrim Manuel Menuck era lecito pretendere.
Se scrutate da una prospettiva personale, le otto tracce del’album sono la cosa più naturale e autentica che l’artista canadese abbia mai inciso, ma un racconto così intimo smaschera troppe debolezze, sulle quali neppure gli eroi possono uscire vittoriosi, Efrim Manuel Menuck ha messo a nudo il suo tallone d’Achille, ma noi, come fieri combattenti, resteremo in attesa prima di sferrare il colpo finale, e se nello sguardo indebolito del nostro antagonista ci sarà il bagliore dell’onestà presteremo ascolto anche al suo tormento.

(19/07/2011)



  • Tracklist
  1. Our Lady of Parc Extension and Her Munificent Sorrows
  2. A 12-pt. Program for Keep on Keepin' On
  3. August Four, Year-of-Our-Lord Blues
  4. Heavy Calls & Hospitals Blues
  5. Heaven's Engine Is a Dusty Ol' Bellows
  6. Kaddish for Chesnutt
  7. Chickadees' Roar Pt. 2
  8. I Am No Longer a Motherless Child
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