Franchezza e spensieratezza e il raro talento per narrazioni minimaliste ma caratteristiche della bassista e cantante Emma Kupa ("It must have been 20 years since I last saw you/ Throwing up Cherry-Aide in my father's car/ Now I find out you're living four streets down/ From your grandmother's Christmas cards", da "Half Sister") possono spiegare la grande familiarità che esprime la musica dei Standard Fare, trio di Sheffield, naturalmente incline a sonorità vicine all'indie-pop della madrepatria, anche se solleticato da strutture e sonorità di punk-pop e power-pop collegiale americano, ad esempio in "Bad Temper", e di zuccheroso twee ("Dead Future").
In questo secondo disco dopo il fortunato – e probabilmente più ispirato – "The Noyelle Beat" (del 2010), i Nostri tornano con un lavoro che conferma i loro punti di forza, ma con canzoni che cominciano a faticare un po' più che in passato ad auto-sostentarsi, con un corredo strumentale così minimale, per quanto arricchito qui da sporadici interventi di tromba. Comunque una band con una sua impronta, data in particolare dalla personalità non solo vocale della sua frontwoman, eterna, sarcastica e sensibile adolescente.
Suitcase
16/02/2012