Burial

Truant

2012 (Hyperdub) | dubstep

Trascinato dalla consueta onda di mistero, riecco comparire il misterioso producer londinese a pochi mesi di distanza dall’ottimo “Kindred”. Anche in questo caso, è un Ep a segnalare la sua presenza al mondo, un 12” contenente solo due tracce e ufficializzato a pieno titolo dai tweet di Kode 9, boss dell’etichetta inglese. Al di là delle considerazioni in merito al susseguirsi tumultuoso di false notizie che puntualmente circolano in rete su presunte anticipazioni a possibili nuovi lavori, il buon Will pare comunque averci preso gusto nel dosare gradualmente la propria miscela, generando saggiamente un’attesa spasmodica tra i suoi fan così come tra gli addetti ai lavori, costretti a inseguire il ragazzo in questa sua sistematica frammentazione produttiva.

Stavolta le tracce sono appena due, “Truant” e “Rough Sleeper”. E a conti fatti, nel solo 2012 Burial avrebbe potuto tranquillamente sfornare un unico Lp e assecondare le masse fin da subito. Ma come ribadito poco sopra, al timido Will evidentemente piace giochicchiare parecchio, sia con la propria musica, sia con le ansie della propria (e oramai) vastissima platea.

L’Ep è diviso dunque in due facciate. La prima è occupata da “Truant”: dodici minuti scarsi di assurdi stop&go e bordate nostalgiche in cui prendono forma sullo sfondo i noti campionamenti vocali vagamente angelici di marchio Burial. A un primo impatto, resta intatta la capacità del ragazzo di coalizzare le proprie esperienze in un’unica mescola. Non a caso, subentrano tra un morbido stacchetto e l’altro fascinazioni hebdeniane, tintinnii esotici, mentre la sezione ritmica non trova pace e cerca di sollevare dal suolo l’anima dell’ascoltatore, proiettandola in una ricorsa spezzettata di battiti assolutamente imprevedibili, mutevoli a seconda del momento e dell’oscura atmosfera da ricreare.

La successiva “Rough Sleeper” ricalca gli stessi sentieri ma con una maggiore speranza di fondo. C’è una nuova luce. E a tratti la pioggia nella quale Bevan adora rifugiarsi sembra solo un lontano ricordo, mentre una sorta di pulsante ascesa, placata qua e là da improvvise sterzate e pause avanzate a mo’ di fruscio del giradischi, ritrascina i cuori tra l’oblio e il paradiso. L’andazzo è fondamentalmente sempre lo stesso, ovverosia two-step di pregevole fattura zigzagato mediante inquietanti inserti metallurgici, atmosfera vagamente industrial e una malinconia perenne a suggerire alienazione e un imprecisato tormento.  

Essendo la resa ancora una volta più che soddisfacente, non ci resta che attendere nuovamente il ragazzo al varco, ma con l’ovvia speranza di poter ambire al più presto a un banchetto più ricco di pietanze.

(19/12/2012)

  • Tracklist
1. Truant
2. Rough Sleeper
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