Goldenboy

Blue Swan Orchestra (ristampa)

2012 (Eenie Meenie) | alt-pop, psych-pop

Questa è un’epoca di grande crisi (cit.) ma anche di grandi fortune. Ti svegli una mattina; scopri che sono passati dieci anni dal tuo esordio solista. Grande capolavoro sconosciuto! Ci canta anche Elliott Smith... La tua fortuna può risiedere (nonostante il morso di malinconia) o nel fatto – più banale – che oggi ristampare un disco è in generale più facile, oppure nell’ampiezza delle conoscenza virtuale, che magari si è estesa fino a lambire anche il tuo capolavoro, che poi tanto sconosciuto alla fine non è.
Il soggetto in questione è Shon Sullivan, chitarrista dell’ultimo Elliott Smith che, anche grazie alla chiamata del grande cantautore americano, ha portato avanti questo progetto solista e pubblicato – dieci anni fa, appunto – “Blue Swan Orchestra”.

La fortuna per noi ascoltatori è invece nella confortevole consapevolezza che è sempre più difficile che qualcosa di valido, che ha significato qualcosa per qualcuno in un certo momento, vada perduto per sempre. Le ristampe e le reunion si susseguono, e band che si credevano dimenticate scoprono un’inaspettata seconda giovinezza.
C’è da sperare sul serio che la stessa cosa accada ai Goldenboy, perché “Blue Swan Orchestra” è un disco straordinario di indie-pop nerd ma incredibilmente estroso (si veda “Kittens Of Lust”, coi suoi afrori anni 90 smorzati dalle parti bossanova), capace di dimostrare una tenerezza Murdoch-iana (il pezzo da cabaret di “Babydoll”, la straordinaria, anche Hayman-iana, Morrissey-iana “Blue Swans Of Winter”, con quel rutilante, geniale intermezzo, un flamenco maldestro e irrefrenabile; soprattutto lo stoppato trasognato di “Sing Another Song”) e ammantarla della foschia psichedelica della provincia disperatamente al verde di Cornog (“Almost Perfect”, l’ambientale “Sunlight Through The Fog”, “Wild Was The Night”). Una contaminazione forse provocata anche dalla vicinanza con Smith, che qui appare in un pezzo che potrebbe aver scritto (“Summertime”).

Il pop di Sullivan sa assumere anche toni epici, come nei Galaxie 500 di “Twenty Months In A Hail Storm”, muovendosi con grande nitore e lucidità tra realtà e trasfigurazione, tra il superamento del proprio malessere e lo scontro impotente con la realtà (“Twenty months in a hail storm/ I’ve been put out, I’ve been reborn/ And the weather keeps changing her moods”).
Sarebbe insomma delittuoso negare una seconda volta ai Goldenboy gli onori che avrebbero già meritato la prima: che sappiano che della loro musica c’è ancora bisogno.

(28/10/2012)

  • Tracklist
  1. Wild Was The Night
  2. Sing Another Song For The Winterlong
  3. Blue Swans Of Winter
  4. Twenty Months In A Hail Storm
  5. Sunlight Through The Fog
  6. Summertime (featuring Elliott Smith)
  7. Babydoll
  8. Kittens Of Lust
  9. Big City Light
  10. Almost Perfect
  11. Blind (digital bonus track)
  12. Windows(digital bonus track)
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