Guided By Voices

The Bears For Lunch

2012 (Fire) | alt-rock

Era nell’aria. Come preannunciato nella recensione dell’ultimo “Class Clown Spots A UFO”, l’impulso stakanovista che ha portato i Guided By Voices a pubblicare ben due album da gennaio 2012 a questa parte, sarebbe giunto a compimento solo con l’avvento di un atto conclusivo. E dunque eccoci ancora qui, per la terza volta in meno di un anno, a snocciolare altre diciannove pillole confezionate col mestiere dei migliori artigiani del lo-fi, cercando di verificare se cotanta produttività sia effettivamente il prodotto della più benevola delle muse.

È pertanto bene sottolineare sin da subito che, nonostante le due puntate precedenti avessero apparecchiato la tavola in maniera più che soddisfacente, questo “The Bears For Lunch” purtroppo non ne rispetta le premesse. Perché se certamente non è da tutti inanellare delizie di songwriting poggiate ora su armonie di beatles-iana bellezza (il fingerpicking e gli umori da summer of love di “Waking up the stars”, ma soprattutto la preghiera al Doppio Bianco esaudita in “The Corners Are Glowing”), ora su ombrosi contrasti punk-pop (una “Up Instead Of Running” a cavallo tra R.E.M e Wire, una “Chocolate Boy” più aspra a nome “White Flag”), il lungo cammino che porta alla conclusiva “Everywhere Is Miles For Everywhere” risulta eccessivamente sbilanciato fra pochi episodi degni di nota e decisamente troppa minutaglia.

Pur calandosi nei panni di chi, davanti a un disco in cui compaiono i nomi di Pollard e soci, si aspetta la presenza di brani frammentati e schegge impazzite spesso fini a sé stesse, non è comunque facile dire bene dei capricci per chitarra e voce “Have A Jug” e “Tree Fly Jet”, di una “Skin to Skin Combat” che è una “Keep It In Motion” a cui manca il ritornello killer, o di una “Fingergang” nervosamente in debito con gli XTC, che suona come un b-side dei due album precedenti. Già, perché al di là dei singoli brani, l’intero ascolto di “The Bears For Lunch” sembra tradire un’eccessiva fretta nella composizione, una superficialità nella cura per le melodie (che erano il vero punto di forza di “Let’s Go Eat The Factory” e “Class Clown Spots A UFO”) o semplicemente un’ispirazione agli sgoccioli dopo i notevoli esiti raggiunti solo pochi mesi prima.

Col senno di poi, i più malevoli potrebbero giungere alla conclusione che se i Guided By Voices avessero collezionato il meglio delle opere del 2012 in un unico album, a questo punto potremmo trovarci di fronte a un piccolo capolavoro. Noi, nel rispetto della schizofrenia dei lavori della band come parte integrante della sua forza comunicativa, ci limitiamo semplicemente a segnalare quest’ultimo come il meno ispirato della trilogia, consigliandone l’acquisto solo ai più incalliti aficionados ed esortando tutti coloro che volessero avere un quadro più attendibile dello stato attuale dei cinque di Dayton a puntare sull’ottimo “Class Clown Spots A UFO” (per chi scrive il migliore dei tre) o sul comunque riuscito “Let’s Go Eat The Factory”.

(04/12/2012)

  • Tracklist
  1. King Arthur The Red
  2. The Corners Are Glowing
  3. Have A Jug
  4. Hangover Child
  5. Dome Rust
  6. Finger Gang
  7. The Challenge Is Much More
  8. Waving At Airplanes
  9. The Military School Dance Dismissal
  10. White Flag
  11. Skin To Skin Combat
  12. She Lives In An Airport
  13. Tree Fly Jet
  14. Walking Up The Stairs
  15. Up Instead Of Running
  16. Smoggy Boy
  17. Amorphous Surprise
  18. You Can Fly Anything Right
  19. Everywhere Is Miles From Everywhere
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