Tanto è suggestiva la fluidità delle prime note di
slide di "When" quanto è sorprendente osservare dove sono arrivati i Last Days Of April dallo sgraziato e trascurabile emo-rock dei primi Duemila. Karl Larsson, con la sua voce incerta e come "costretta", dà alle stampe un seguito a "Gooey" di due anni fa, un disco di raffinato guitar-pop che evoca un po' "
Rumours" in questo primo "morso".
Dall'"attendismo melodico" dell'
Elliott Smith e del
Kurt Vile più pop di "My Girilfriend", "Lily" e "There Goes The Neighbourhood" ai
Band Of Horses più
Young-iani ed effeminati di "Still Think About It" e "Don't Stand In The Way Of Love", Larsson ha composto un disco di grande gusto per le melodie e per gli arrangiamenti (sezione ritmica quadrata,
strumming d'acustica sempre in sottofondo, accenni di elettrica, con o senza
slide), senza per questo rinunciare a un certo nerbo
nineties - si veda il bell'alt-rock di "Where We Belong", tra
Molina e
Early Day Miners.
Una metafora minimalista e infantile per "A Stone In My Shoe", tra
George Harrison e
Daniel Johnston: una delle "piccolezze" con le quali "79" conquista.
Più lavoro sulle canzoni che sull'impronta musicale, da buon svedese, ma "79" farà comunque parlare di sé; e se non lo farà ce lo terremo bello stretto, perché di dischi come questo ne escono tre o quattro all'anno, non di più.