Rudi Zygadlo

Tragicomedies

2012 (Planet Mu) | dada-writer

Che fine ha fatto Mike Paradinas? Quello che fu uno dei più importanti e meno considerati esponenti dell'idm è assente dalle scene da ormai quasi sei anni: tanti ne sono trascorsi da “Duntisborne Abbots Soulmate Devastation Technique”, l'ultimo, nostalgico capitolo della saga μ-Ziq. Il Paradinas di oggi è prima di tutto il manager della Planet Mu, una delle etichette più particolari e imprevedibili della scena musicale odierna.
Dimenticatevi i tempi in cui questa contribuì allo sviluppo dell'idm stessa affiancando la Rephlex di Richard David James nel ruolo di talent-scout: la creatura dell'inglese è oggi, al pari forse solo della Thrill Jockey, protagonista di una proposta che fa dell'originalità e – per certi versi – della bizzarria un credo. Ed ecco dunque che l'ultimo interprete scelto per questa linea è il cantautore Rudi Zygadlo, che arriva con “Tragicomedies” al suo secondo parto, di due anni successivo al debutto di “Great Western Laymen”.

Il disco è un teatrino composto idealmente da tredici marionette che fanno di kitsch e abbinamenti dal gusto dada la loro peculiarità. Il mix è di quelli micidiali: dubstep, musica classica, ritmi esotici, linee post-wave, echi della Canterbury meno intellettualoide e si potrebbe ancora continuare.
Una miscela che corre senz'alcun dubbio il rischio di risultare da più parti corrosiva anziché esplosiva, ma che regala a conti fatti un buon lavoro, curioso e mai scontato.

Inizia “Kopernikuss”, e sembra quasi di sentire Kevin Ayers che apre le danze, poi partono coretti lievemente Queen e il tutto si chiude con lunga coda di pianoforte, senza scarti da un composto minimalismo. Se non bastasse, subito dopo arriva “Melpomene”, con un minuto filato di clavicembalo a cicli regolari, prima che il tutto prenda la piega di uno sfottò in grande stile ai romantici e si concluda fra cori trattati al computer e droni smaliziati.
E ancora “Russian Dolls”, pop song su ritmo dubstep con vocoder in pompa magna: un singolone ipnagogico che farebbe fortuna praticamente ovunque. A concludere un quartetto da caos cosmico, arriva la languida messa a cappella di “An Introduction”.

Capirci qualcosa è davvero impossibile, e tutti i brani seguono questo come unica linea guida: basta prenderne qualcuno a caso e cercare tratti comuni che non si troveranno. La title track, per esempio: una canzonetta ritmata da piano-bar scandita da quello che sembra un carillon con tanto di ritornello alienatissimo, che recita, saltellando su metallofoni: "The drummer makes me/a little selfish".
Leggi “The Domino Quivers” e traduci linee vocali basse e alte che si mischiano e si sovrappongono a cori smaliziati, e poi flussi dub e sample di voci modificate e detonate. E ancora “On”, vero e proprio assemblaggio di campioni di vario genere: bambini che cantano una marcetta natalizia, cori gregoriani, un ¾ che batte guarnito da quei glitch dolciastri tanto cari a Hudson Mohawke. Per cercare un po' di “normalità” siamo costretti a rifugiarci nel folk-step della conclusiva “Variously Made Men”, melodica e “uniforme” come nulla prima.

Come un giocoliere, Zygadlo interseca e programma un caos totale e provocatorio, nella miglior tradizione dadaista, nascondendo dietro la maschera dello scienziato pazzo un talento che, con tutta probabilità, non perviene a chi ascolta nella sua interezza.
Il considerevole sforzo consegna un album frizzante e vivace, pregno delle matrici più disparate ma forte di un'immediatezza che rivela forse solo una minima parte del suo potenziale. Tutto da scoprire.

(27/09/2012)

  • Tracklist
  1. Kopernikuss
  2. Melpomene
  3. Russian Dolls
  4. An Introduction
  5. Tragicomedy
  6. The Domino Quivers
  7. Persephone
  8. Catharine
  9. The Deaf School
  10. Black Rhino
  11. Waltz For Daphnis
  12. On
  13. Variously Made Men
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