Huerco S.

Colonial Patterns

2013 (Software) | abstract tech-house

Ci sarebbe da ringraziarlo ancora una volta Fred Woods: non soltanto per l'ottima musica a suo nome, ma per aver posto alla mia attenzione, grazie all'intervista rilasciatami mesi fa, il nome di Huerco S., al secolo Brian Leeds. Dopo mesi di frequentazioni con il cospicuo numero di Ep e singoli pubblicati di recente da parte dell'elusivo producer di Kansas City, capisco il perché me lo abbia consigliato. L'arrivo del suo primo full-length, “Colonial Patterns” fuga ogni residuo di dubbio che poteva essere rimasto in sospeso: e questo perché, al di là di parecchi passi incerti disseminati lungo tutto il suo cammino, il Nostro ha trovato la forza e l'ispirazione necessaria a coniare uno tra gli ibridi sonori più stuzzicanti ed eccentrici in circolazione.
Un ibrido che nel formato espanso dell'album individua la sua potenziale valvola di sfogo: dopo un intero Ep speso a soddisfare i suoi istinti più deep (l'eccellente “No Jack”), dopo aver provato ad accontentare pure le sue ambizioni sperimentali (in una musicassetta senza titolo, pasticciata quanto pretenziosa), era giunto il momento di incrociare i vari lati della propria indole, di combinarli e fare in modo che il frutto dell'operazione trascendesse la somma delle sue parti. Un obiettivo senz'altro ambizioso, sotto il peso del quale Huerco S. sembra perfino soccombere delle volte: nonostante tutto, al lavoro non mancano le idee e in filigrana si scorge quel che potrebbe diventare il ragazzo con un pizzico di affinamento in più.

Il problema principale della raccolta, e al tempo stesso suo relativo punto di forza, è infatti una totale, incompromissoria, mancanza di omogeneità, un'assoluta libertà creativa che abbatte senza pietà vincoli e recinti di ogni sorta. La sua tech-house distorta, frammentata, tritata e infine risputata  con modalità che non sembrano poi lontanissime dall'ultimo Actress, esplora e approfondisce tutte le sue potenzialità comunicative, passando senza troppi patemi d'animo da astrazioni in odor di ambient a una più marcata impronta club, per approdare a spunti più curiosi e particolari, che tanto piacciono ai patron della sua etichetta (è Daniel Lopatin aka Oneohtrix Point Never uno dei suoi nuovi “boss”, adesso).
In un momento lo trovi quindi a stenderti con alcuni dei migliori velluti house sulla piazza, diretta emanazione dell'ottimo Ep dello scorso anno (“Prinzif”, “Skug Commune”), in un altro lo trovi a manipolare sorgenti audio tra le più disparate e difformi (vecchi vinili, cassette e quant'altro, come dimostra il disco rotto protagonista di “Anagramme Of My Love”, o il loop mandato a oltranza in “Struck With Deer Lungs”). È un'ampiezza di variabili che sicuramente si ricollega al concept che comprende l'intera raccolta, rivolto a un'America precolombiana, incontaminata dall'influenza europea, e alle popolazioni autoctone del Midwest statunitense (tanto che Leeds sfrutta addirittura termini delle loro lingue per intitolare alcuni dei brani qui inclusi, e per donare un sentore di "ruralità" al tutto), ma ne risulta un puzzle, in cui ciascun tassello mal si coordina coi restanti.

Non che questo costituisca necessariamente un problema, considerato che anche in tempi recenti c'è chi nel giocare una carta simile ci ha costruito una carriera intera (leggasi Zomby), il punto è che a Huerco S. è mancato forse il coraggio, un pizzico di sfrontatezza in più per percorrere la strada fino in fondo. Ne risulta un lavoro sì ricco di fascino, ma che appare più una confluenza di pezzi tratti da diversi dischi, piuttosto che un album pensato e strutturato come tale.
Intuizioni feconde e felicissime (la chillwave massiccia di “‘Iińzhiid”, la dream-techno al rallentatore della conclusiva “Angel (Phase)”, forse il brano capolavoro della raccolta, ma pure gli interessanti spunti trancey inclusi in “Canticoy”) convivono quindi forzatamente tra affettate nebulose ambient (“Hopewell (Devil), “Chun-Kee Player”), inserti di disfacimento (post-)industriale (“Fortification III”, ed è di nuovo il concept di una natura primigenia a venir fuori), e ambiziosi equilibrismi sonori, rendendo l'ascolto perlomeno tortuoso.

Tutto sommato però, c'è di che rallegrarsi, e quanto messo in campo ha il potenziale per fare di Leeds un autentico fuoriclasse. Deve solo gestire al meglio la sua creatività: noi attendiamo fiduciosi.

(09/10/2013)

  • Tracklist
  1. Struck With Deer Lungs
  2. Plucked From The Ground, Towards The Sun
  3. Quivira
  4. Anagramme Of My Love
  5. ‘Iińzhiid
  6. Ragtime U.S.A. (Warning)
  7. Monks Around (Arcology)
  8. Prinzif
  9. Hopewell (Devil)
  10. Fortification III
  11. Skug Commune
  12. Canticoy
  13. Chun-Kee Player
  14. Angel (Phase)
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