Mali All Stars

Bogolan Music

2013 (Universal France / Metis) | world

Il Balafon, la Kora e l’Ngoni sono strumenti tradizionali delle tribù dell’Africa occidentale sub-sahariana. Strumenti diffusi da tempi antichissimi (addirittura dal XII secolo) tra le etnie Susu, Malinke e Mandingo - alcune stanziali, altre nomadi tra Guinea, Mali, Senegal e Gambia. La base materiale di ognuno degli strumenti indicati è la zucca, che viene di volta in volta lavorata con maestria e diverse tecniche al fine di renderla maggiormente consona al suono e alle melodie cui è destinata. Il bogolan, poi, è un metodo di lavorazione dei tessuti che utilizza l’argilla per rendere più resistenti i manufatti. Tramite questo procedimento le popolazioni Bambarà, Manlinkè e Dogon producono da secoli stoffe meravigliose che commerciano in tutta l’Africa del nord, partendo dal Mali.

Il Mali. Fucina continua di grandi artisti. Originali e nodali per gli sviluppi di musiche in libertà. Non solo africane; anzi. Nel 2002 arriva il produttore francese Yves Wernert, che con il sostegno di Alì Farka Toure fonda lo studio di registrazione Bogolan proprio a Bamakò (capitale amministrativa e culturale del Mali) al fine di “registrare sul campo” tutte le espressioni artistiche di quella terra. Al punto che artisti eclettici ed eterodossi come l’islandese Björk e il dj francese Frèderic Galliano sono stati conquistati dagli strumenti catturati in quello studio e hanno deciso di farli propri in registrazioni e session in giro per il mondo.

Il Mali fucina musicale, si diceva. Già a partire dell’indipendenza nel secondo dopoguerra, la creatività musicale era presente capillarmente nel paese. E lo stato rivoluzionario del presidente Modibo Keita supportò tale attitudine popolare, sostenendo e finanziando scuole di musica e orchestre regionali per tutte e sette le regioni del paese.
Basti pensare alle grandi capacità e successi della seminale Kita’s Orchestra, dedita a un afro-jazz davvero originale, frutto di una mistura di musica “ancestrale” e sonorità di latin-jazz profondamente “nere”. Quasi a sentire i post-Pop Group Rip Rig and Panic di "Keep The Sharks From Your Heart".
E “a seguire” i Pioneer Jazz che suonavano in maniera spensierata danze locali e un afro-beat d’antàn con un supporto vocale tipico dei griot (i cantastorie dei villaggi) insieme; quasi a preparare il terreno ai Last Poets prossimi venturi.

Per giungere quindi alla nostra Mali All StarsIl polistrumentista Habib Koitè - accompagnato dal suo cantato in lingua berbera, sotteso a un blues rurale “scolpito” da un uso marcato dell’armonica a bocca - ci accompagna ad Amadou & Mariam, un duo che ha sempre fatto della contaminazione musicale il proprio credo. Con strumenti, modalità e musiche del/dal mondo. Dai particolarissimi violini siriani alle trombe cubane a chitarre rock per ottenere, come il precedente, tonalità e ritmi blues davvero originali.
Talmente caleidoscopico è sempre stato il loro approccio alle culture musicali che nel 2003 li notò Manu Chao, che produsse in seguito il folgorante "Dimanche à Bamako" (2004), espressione poliedrica di musicalità che nascono dalla fusione del blues prewar insieme a liriche dell’Africa occidentale. E d’un balzo risuona nell’aria Ali Farka Tourè, il Taj Mahal africano. Che sia solo o con un organico completo di musicisti, la sua musica svetta sempre. Con la sua chitarra sempre languidamente roca, capace di innestarsi o farsi innestare dalla tradizionale fidula, sempre a mantenere saldi i ricordi nelle musiche tradizionali delle sue origini.

Quindi Rokia Traorè. Dell’etnia guerriera Bamana: jazz, elettronica, musiche tradizionali. Col cantato quasi sempre nella lingua nativa, a rivendicare con fierezza le origini ancestrali in funzione anti-modernista, questa modernità coloniale che sempre denuncia e non smette mai di schernire. Insieme a tematiche dedicate alle donne e alla difesa dell’ambiente, tanto ferito nell’Africa ricchissima di minerali e risorse vitali per l’Occidente.
Ed eccoci a Oumou Sangarè, con un tratto musicale tutto legato alla tradizione anche di danza della sua regione. Oumou è originaria di Bamako e molto legata ai movimenti sociali della sua città rispetto alle tematiche del colonialismo. Da qui la sua scelta di approcciare anche in chiave pop tessiture tribali con l’utilizzo di strumenti tradizionali.

Sempre per restare nella tradizione, non possiamo che riferirci ora a Tuomani Diabatè. Grande virtuoso della kora a 21 corde, l’arpa africana che ha sempre accompagnato i cantastorie da un villaggio all’altro. Con "Basekou Kouyate" si è poi dedicato alla riscoperta del ngoni, lo strumento cordofono antenato del banjo. Eh sì… il blues del Delta…
E a chiudere la raccolta, il raì-rock dei Tinariwen, guerriglieri Tuareg, nel senso letterale del termine un tempo e ora guerriglieri della musica. Una leggenda del rock blues “operaio”, si direbbe, nei docks londinesi e di Liverpool.

Un disco essenziale per comprendere meglio non solo la particolare musica africana proveniente dal Mali, ma la musica in senso lato. Tricky? Massive Attack? Eric Burdon? John Mayall? Adrian Sherwood? Pop Group? Fall? Sono tutti presenti in questa raccolta maliana: del/dal/al mondo.

(02/07/2013)

  • Tracklist

Cd 1

  1. Bassekou Kouyate: Les Chant des Fauves
  2. Vieux Farka Tourè: Nar Djenetbouba
  3. Habib Koitè: Imidiwaren
  4. Amadou & Mariam: Zin es Gourmeden
  5. Ali Farka Tourè: Afours Afours
  6. Rokia Traorè: Tessalit
  7. Oumou Sangarè: Kheddou Kheddou
  8. Tuomani Diabatè: Mataraden Anexan
  9. Salif Keita: Bismillah
  10. Tinariwen: Tin Essako


Cd 2

  1. Bassekou Kouyate: Cler Achel
  2. Vieux Farka Tourè: Mano Dayak
  3. Habib Koitè: Metadjem
  4. Amadou & Mariam: Aymana
  5. Ali Farka Tourè: Soixante
  6. Rokia Traorè: Tamatant
  7. Oumou Sangarè: Assouf
  8. Tuomani Diabatè: Awa Didjen
  9. Salif Keita: Imidiwan Winakalin
  10. Tinariwen: Aman Iman
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