Poptones

Bright Sunrise

2013 (MiaCameretta Records) | garage-psych, indie-rock, punk

I Poptones sono Filippo (basso e voce), Simone (chitarra) ed Ettore (batteria), tre musicisti che spesso si scambiano ruoli e strumenti, perché la vita non dev’essere per forza incasellata in situazioni preordinate e perennemente invariabili. Dopo due Ep (“Poptones” e “The Major Man”) che li hanno messi in mostra come astro nascente di indiscutibile valore, approdano al primo disco su lunga durata, pubblicato anche su vinile, un must per il trio laziale.
I ragazzi sono titolari del VDSS Recording Studio, oltre che della label MiaCameretta Records, quindi hanno deciso di sfruttare al 100 % la propria struttura dando vita ad un prodotto concepito e realizzato interamente in casa, per evitare che vecchi discografici bacchettoni riuscissero a mettere i loro suoni dentro una scatola.

“Bright Sunrise” è un disco decisamente on the red: tutto è gestito a rosso, saturato, passato a nastro, volutamente pieno di fruscio, con tanta sana sperimentazione. I sistemi di registrazione dei Poptones sono anticonvenzionali: ad esempio le chitarre, oltre ad essere microfonate, vengono spesso riprese attraverso tubi corrugati che dagli amplificatori vanno a finire negli oggetti più disparati, come teschi di mucca, bottiglie o barattoli assortiti.
Le coordinate, identificabili in maniera inconfutabile sin dalle prime note dell’iniziale “When They Close My Mind”, si annidano dalle parti di certo garage-psych tipico di band tanto vintage quanto clamorosamente contemporanee, come Thee Oh Sees e Black Angels, sensazione confermatissima dalla successiva e più cattiva “People Of the Clouds”. Ma importanti influenze, per ammissione degli stessi Poptones, arrivano anche da The Men e Black Lips, tutta robetta di prima qualità, tanto per intenderci.

“Rusty Car”, ballata veloce alla Meat Puppets densa di richiami alla scena Americana, e “Little Tiny Hole”, un rock’n’roll sixties style rivisitato in chiave moderna, ci conducono verso le due tracce centrali del disco, quelle più indirizzate verso l’indie dei nostri giorni, “Instrumental Song” e “I Don’t Give A Fuck” (la più brit del lotto), che si caratterizzano per linee di basso articolate, chitarre modulate e un suono complessivamente più definito.
Poi le tre bordate punk, tutte sotto il minuto e cinquanta: “Give Me Your Ass”, “Sam The Redhead Rockstar” e “Deserter Punk Song”, che rimandano a The Men e Gun Club. Chiude i giochi “You Like The Center”, che alterna psichedelia e rock and roll, con una coda che aggiunge linee di sassofono stonato e tremolanti.

Tutto questo in un disco pieno di richiami, ma che al tempo stesso si pone compatto e personale, ideato da una band che velocemente è riuscita a raggiungere un elevato livello di maturità compositiva, mostrandosi in grado di porsi con ironia pur trattando materiale musicale tutt’altro che frivolo. Un disco di  primissimo livello, assolutamente consigliato, e non soltanto a chi stravede per i suoni neo-psichedelici.

(24/06/2013)

  • Tracklist
  1. When They Close My Mind
  2. People Of The Clouds
  3. Rusty Car
  4. Little Tiny Hole
  5. Instrumental Song
  6. I Don’t Give A Fuck
  7. Give Me Your Ass
  8. Sam The Redhead Rockstar
  9. Deserter Punk Song
  10. You Like The Center
Poptones on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.