Ravi Shankar

A Life In Music

2013 (El/Cherry Red) | world music

La figura artistica di Ravi Shankar (morto lo scorso dicembre a San Diego alla veneranda età di 92 anni) è unanimemente considerata tra le più influenti e carismatiche della musica rock, sebbene Shankar stesso non abbia mai abbracciato personalmente il verbo del “rock’n’roll. A lui di sicuro si deve la svolta artistica nella carriera discografica dei Beatles. John Lennon, Paul McCartney e soprattutto George Harrison subirono profondamente la sua influenza spirituale e artistica. Canzoni celebri come “Norwegian Wood” e “Within You, Without You”, caratterizzate dal sitar suonato da Harrison, non sarebbero mai esistite senza un previo ascolto dei dischi di Shankar. Beatles, Byrds (nell’album “Fifth Dimension”), Beach Boys (“Trascendental Meditation”, brano del 1968), Rolling Stones (nell’album “Their Satanic Majesties Request”) e Yardbirds (“Still I’m Sad” del 1965), insieme a decine di complessi psichedelici, acid-rock e progressivi più o meno conosciuti (dai Grateful Dead ai Kaleidoscope fino alla Third Ear Band, Donovan, Robbie Basho e Popol Vuh) devono la loro svolta stilistica proprio a questo grande sitarista indiano, che divenne di colpo noto nel mondo occidentale a partire dai primi anni Sessanta.

Anche il jazz e la musica contemporanea non furono esenti dai suoi insegnamenti (potete rileggere la recensione di “Chappaqua Suite”, le cui musiche furono poi scritte da Shankar) e pure la new age strumentale deve tantissimo a lui. Di certo anche l’immenso John Coltrane fece tesoro delle scale modali orientali per il suo free-jazz spirituale, così come il clarinettista Tony Scott e la scuola minimalista americana, con La Monte Young, Terry Riley e Philip Glass in testa, applicarono quegli insegnamenti nelle loro partiture musicali ripetitive.
Shankar di per sé non creò di certo la musica indiana tradizionale, ma ebbe l’enorme merito di renderla popolare presso il pubblico rock e occidentale. Questo magnifico boxset cartonato “deluxe” di due cd contiene davvero tutto il meglio dei numerosissimi raga tradizionali incisi da Shankar in quasi cinquanta anni di carriera.

Il primo cd contiene tutto l’album “Three Ragas” (Angel/Emi 1956), di cui il lunghissimo “Raga Jog” (mezzora di durata) è il cavallo di battaglia, dipanandosi tra gli esotismi del sitar nella parte iniziale fino alle tablas suonate con grande intensità nella parte finale. Forse è esattamente questo il brano essenziale della sua arte, ma ci sono altre perle come “Mishra Piloo” e “Raga Charu Keshi”, tratti da “India’s Master Musician” (Angel/Emi 1963) dove i raga si arricchiscono anche da una tambura.

Nel secondo cd troviamo il secondo capolavoro di Shankar, ovvero il “Raga Rageshri”, diviso in tre parti ben distinte e il “Raga Desi” (entrambi tratti dall’album “Improvisation” del 1962), più alcune rarità, come “Dhun In Mishra Mand”, registrato live e apparso su un bootleg semi ufficiale del 1962, e il “Raga Palas Kafi” (con una bella performance di Ali Akbar Khan al sarod), tratto da un introvabile omonimo album del 1959. Assai ben confezionato e illustrato il libretto accluso, la cui bella fotografia in copertina (che mostra il volto ancora imberbe e solare di un Ravi Shankar adolescente) funge da biglietto da visita.

(14/03/2013)

  • Tracklist

Disc 1

  1. Raga Jog
  2. Raga Ahir Bhairav
  3. Raga Simhendra Madhyamam
  4. Mishra Piloo
  5. Raga Charu Keshi


Disco 2

  1. Raga Palas Kafi (With Ali Akbar Khan)
  2. Raga Rageshri
  3. Raga Desi
  4. Dhun In Mishra Mand
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