Dopo l’esperienza con gli Urlatori, il palermitano Claudio Garda vara il più personale progetto Agosto Su Marte, secondo un’impostazione di band cantautorale allargata. Il debutto “Canzoni per ferie alternative” rende in qualche modo la sua idea di espressionismo.
“Un caffè”, “Dylan” e soprattutto “AIC” (con una coda “cosmica”), pur ben sopra la media del pop radiofonico nazionale, ancora non impressionano per via di una certa sdolcinatezza di fondo, ma già “Inno alla lentezza” è maggiormente articolata nei tempi e nell’arrangiamento, con un più macho e insistito refrain Aor.
Il progetto prende piuttosto forza da hit in “I cani randagi”, con una sorta di “mancamento” centrale, e in “Alla deriva”, con trasfigurazione post-ritornello. “Come nel tennis” suona come un Ligabue effemminato e ringiovanito ma anche poetico e profondo, sofisticato da una parentesi strumentale quasi progressiva.
Le ultime due canzoni sono più banalmente imitative (“La vedi anche tu quella luce dal cielo” nell’ennesima riproposizione della coda di “Hey Jude”), anche se “Fuggo”, oleografia del sound-U2, si lascia ancora scappare un breve intermezzo di liscio per tastiere umanoidi.
Pop prodigioso per scrittura e confezione con attitudine ai cambi di tempo e alle illusioni sonore. A metà via tra sogno e disamina, un concept scapigliato. Gioco di squadra, con Rita Giusino alle tastiere – oltre a Garda, Tancredi Randisi (chitarra), Marco Smeraldi (basso), Alessandro Sortino (Batteria) – sopra tutti.
21/09/2014