Altro giro altra corsa. Il tempo va al galoppo, vecchi
teenager crescono e ne spuntano di nuovi da ogni dove. Per quelli della mia generazione, il pop
mainstream più svergognato offriva le Spice Girls,
Britney Spears, Christina Aguilera, magari la Lavigne. Come dimenticarle? Presto fatto, per le nuove generazioni è già tutta preistoria. Adesso è il momento di Ariana Grande, lanciatissima 21enne con passato Nickelodeon, carina e sexy senza (ancora) esagerare. Il suoi tratti distintivi: folta coda di cavallo e una voce fatata ma acuta al punto da schizzare in alto nel registro di
whistle e comunicare coi delfini.
"My Everything" è il suo secondo album, ed è già un successo annunciato in America, grazie ai due appiccicosissimi singoli di lancio: lo sfrontato "Problem", in coppia con la compagna di merende Iggy Azalea, e lo zarro ma irresistibile "Break Free", che guarda all'Edm di stampo europeo grazie alla mano del tedesco Zedd (e arriva corredato da un video nel quale la nostra eroina non si prende troppo sul serio, il che è sempre un bene). La ricetta del resto del disco è tutto sommato semplice: fare un bignamino di tutto quel che è
hip in America al momento, ovvero melodie di pop bianco con inflessioni eurodance sulla falsariga di
Katy Perry, qualche ballata romantica, tanto r&b in
midtempo e una parata di ospiti afroamericani a rendere l'impasto più moderno e "adulto". Il solito Max Martin in veste di
executive producer dirige uno stuolo impressionante di co-autori, produttori e musicisti, facendo di tutto per evitare l'effetto-calderone e riportare l'album all'immagine di una persona sola - espediente che purtroppo funziona solo a tratti.
A dar man forte ad Ariana si scomodano l'inconfondibile voce di
The Weeknd sulle atmosfere di "Love Me Harder", Big Sean in fase esistenziale su "Best Mistake", A$ap Ferg e la frizzante "Hands On Me" con inserti arabeggianti in aria di Aaliyah, e l'immancabile
David Guetta che, con la drammatica "One Last Try", sembra cercare un rimpiazzo di
Sia ma si è dimenticato di creare un ritornello enfatico come si deve.
C'è pure qualche chitarrina funky che fa tanto
Miley Cyrus su "Break Your Heart Right Back" con l'aiuto di Childish Gambino, poi un momento stile
Rihanna con "Be My Baby", e una ballata mielosa-al-punto-giusto scritta addirittura da Harry Styles, "Just A Little Bit Of Your Heart". La versione
deluxe contiene "Bang Bang", caciarone singolo di Jessie J con Ariana e
Nicki Minaj ospiti d'onore.
Insomma, se il precedente "Yours Truly" mirava a tratti a ricalcare lo stile di
Mariah Carey ai limiti del plagio, attirandosi addosso una montagna di scomodi paragoni, il nuovo album ha decisamente raddrizzato il tiro. Le canzoni sono più "serie" e Ariana gioca meno con la voce, ma nel farlo a momenti sembra scomparire nell'anonimato. Per il resto, tutto suona congegnato come un perfetto prodotto d'alta classifica, pur senza fornire niente di scandaloso o offensivo da poter insultare con la stessa veemenza riservata all'amica Miley. Ma sul rovescio, il disco della Grande sembra non contenere quasi nulla in grado di lasciare un segno sulla lunga distanza oltre qualche singolo; edulcorato, curato in ogni minimo dettaglio e spazzolato esattamente come i capelli alla My Little Pony della sua interprete, "My Everything" è un successo americano già assicurato. Se dovesse dilagare anche al di qua dell'oceano, io vi ho avvertiti.