Lawrence English + Stephen Vitiello

Fable

2014 (Dragon's Eye) | electroacoustic ambient

Il terzo sigillo di Lawrence English su questo 2014 arriva in coppia con Stephen Vitiello, ovvero il melodista per eccellenza del panorama ambientale odierno, forse colui che meglio di chiunque altro ha eretto i suoni organici a linguaggio musicale autonomo. Da quella Natura che ultimamente sembra rappresentare (di nuovo) la più brulicante e inesauribile delle fonti sonore – in senso sia creativo che ispirativo – il newyorkese trae quasi tutti gli elementi dei suoi soundscape, procedendo in una ricerca minuziosa e senza compromessi la cui parola chiave, unica e inequivocabile, è "delicatezza", completando così in tutto e per tutto il passaggio dall'ambient a una vera e propria forma di environmental music.

Che la Natura stessa sarebbe stata il punto d'incontro-scontro creativo fra i due non era difficile intuirlo, considerato l'attivismo (parallelo alla sua carriera da impressionista ambientale) dello stesso English, interessato però semmai a un realismo quasi scientifico (si prenda l'altra collaborazione dell'anno, quella con Werner Dafeldecker). E d'altronde, la situazione si era già presentata su “Acute Inbetweens”, primo capitolo della saga condivisa dai due. Laddove però in quel precedente a prevalere era stato proprio il metodo dell'australiano, qui i due giungono al compromesso decisivo, con English intento a dipingere il flusso principale e più intenso, e Vitiello chiamato a occuparsi di costruire il corposo fondale organico.

Ne esce un disco che concilia nella migliore delle maniere possibili le spinte creative dei due artisti, che trovano fin dal bellissimo acquerello marino di “Over Inland” un equilibrio tra delicatezza e intensità. Quest'ultimo riesce a mantenersi pure negli episodi più ruvidi, come il tramonto di focose distorsioni di “A Chime For The Fable” e la crudissima “Forecast The Dawn”, dove entrambi sembrano inscenare un ritorno al rispettivo sperimentalismo originario. La scena si ripete anche sul notturno ventoso di “That Caress, Inverted”, che tende a ripiegare su un cliché di droni oscuri e gelidi che ricalca in toto Jana Winderen, ma ha il pregio di arricchire di un'ulteriore prospettiva il già variegato set fotografico.

Ben più convincenti sono invece il tesissimo crepuscolo atonale di “A Fable For The Chime” e il sensazionale abisso di “Encased In Blue Marble”, probabilmente l'apice evocativo dell'intera raccolta nel suo riprodurre con fedeltà estrema un'immersione nelle profondità più buie. La chiusura di “Tender Unison” chiude il cerchio ricollegandosi alla dolcezza melodica del primo brano e rielaborandola fra rintocchi di vibrafono e svolazzi tonali, a cavallo fra il bizzarro e il malinconico. Poche le informazioni riguardo l'intero progetto la cui unica, autentica presentazione è la splendida copertina: qui è il soundscape nel suo complesso a giocare il ruolo del protagonista, confermando una volta di più l'abilità di questi due straordinari artigiani del suono.

(31/12/2014)

  • Tracklist
  1. Over Inland
  2. Encased In Blue Marble
  3. A Chime For The Fable
  4. Forecast The Dawn
  5. A Fable For The Chime
  6. That Caress, Inverted
  7. Tender Unison
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