Lawrence English + Werner Dafeldecker

Shadow Of The Monolith

2014 (Holotype) | field recordings, acousmantic

Reduce dal capolavoro “Wilderness Of Mirrors”, Lawrence English torna in pista e lo fa al fianco del veterano Werner Dafeldecker, che si riaffaccia a sua volta al versante discografico dopo tre anni di silenzio (l'ultima volta fu assieme a Theo Nabicht). La condivisione prende sin dal principio la forma di un incontro-scontro tra due dei massimi esponenti dell'universo elettroacustico, accomunati dall'interesse per il concreto ma che per il resto non potrebbero avere approcci e connotati stilistici più diversi: tanto legato all'impressionismo ambientale il primo quanto fatalmente attratto da una sperimentazione scientifica senza compromessi il secondo.

E se l'elemento chiave della conciliazione non poteva essere che uno (la ricerca di un suono “terreno”), la recente deriva sacrale di English difficilmente avrebbe potuto convivere con quel realismo crudo che ha legato il Dafeldecker ricercatore, fra gli altri, all'altro guru Burkhard Stangl. Ed è infatti quest'ultimo aspetto a prevalere, anche se non del tutto, sulle otto impegnative sculture sonore di “Shadow Of The Monolith”, in perenne oscillazione tra un'oscurità fredda e asettica e un'immedesimazione totale e disumana con l'ambiente descritto. Il tutto tramite il ricorso alle field recordings come fonte principale (se non unica) del soundscape.

I cinque minuti iniziali di “Fathom Flutter” sono così un autentico shock per chi si aspettasse un bis di quanto mostrato da English quest'anno: non c'è vita né sentimento, ma solo un'osservazione attenta e con fine analitico del paesaggio sonoro catturato presso un ghiacciaio in Antartide. E se in principio a finire al microscopio sono i rumori registrati presso una grotta, su “Mapping Peaks” si torna all'aperto con focus sul vento, protagonista anche nell'immersione nelle acque del “Rio Gallegos”. Ed è invece l'acqua a scorrere limpida e più rilassata in “Moro Mute”, con il flusso principale ornato qua e là da gocce e stalattiti in corso di scioglimento.

Un ottimo impianto stereo è il minimo necessario per apprezzare a fondo quest'autentico saggio di soundscaping, che si concede qualche fuoriuscita dai binari del sampling solo nel vuoto perpetuo di “Intake” - dove si sente forte e chiaro il legame con il Thomas Köner di “Novaya Zemlya” - e nella chiusura di “Outtake”, episodio estraneo al contesto del disco (come suggerito dal titolo) sul quale English tenta di descrivere i medesimi scenari glaciali attraverso l'interpretazione sonora. L'esperimento di scienza del suono può dirsi riuscito alla perfezione, per quanto, come nell'ultimo Neel, il tutto fatichi a trovarsi a suo agio fuori dalla dimensione del laboratorio acusmantico.

(23/11/2014)

  • Tracklist
  1. Fanthom Flutter
  2. Marambio
  3. Intake
  4. Mapping Peaks
  5. Moro Mute
  6. Fall
  7. Rio Gallegos
  8. Outtake
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