Fhloston Paradigm

The Phoenix

2014 (Hyperdub) | elettronica

King Britt è ormai una vera e propria istituzione. Dopo aver danzato per il decennio passato nel versatile scenario house newyorkese, camuffando la sua inconfondibile delicatezza ai controlli (figlia anche del primissimo periodo hip-hop) nelle più svariate forme (Dynamic, Firefly, The Nova Dream Sequence, Oba Funke, Scuba, Silkworm, Sylk 130), per il produttore di Philadelfia è giunto il momento di calibrare diversamente le proprie inclinazioni, seguendo magari nuove spinte, una “nuova” concezione del battito e dei suoi infiniti incastri.

Il richiamo giunge nel 2012 da Londra, più precisamente dal quartier generale della Hyperdub. E’ qui infatti che prende forma lo strano (ma non troppo) amplesso. Britt decide di sfruttare la sua ultima creatura, proposta un paio d’anni prima attraverso tre Ep di sublime "fattanza" soulful: Fhloston Paradigm. Le tre tracce del successivo “King Britt Presents Fhloston Paradigm” sono solo da antipasto al qui presente e definitivo “The Phoenix”.

L’intenzione è dirottare tutto su nuove sponde e di tuffarsi in ben altre acque, forte del proprio sterminato background elettronico e di una profonda consapevolezza. In tal senso, cambiare parte della strumentazione diventa una vera e propria necessità. E le scelte fatte dimostrano quanto sia vincente (oggi e da sempre) sapersi muovere anche nell’antiquariato che conta.
Il mitico Mono/Poly è così manipolato con grazia, mentre la presenza di voci candide e puntuali (Pia Ercole, Natasha Kmeto e Rachel Claudio) alla Clara Hill, per intenderci, ne esalta le dolci traiettorie. Britt rimbalza nel suo microcosmo sonoro, concilia gradualmente cassa ed effetti, assembla ed eleva con arguzia le proprie visioni (“Letter Of the Past”). Il suono è caldo e talvolta plastico al tempo stesso (“Perception”), con la sola “Tension Remains” a evocare la sensazione di fluttuare tra le nuvole.

Ciò che rende intrigante “The Phoenix” è per l’appunto l’insolito e attraente sodalizio tra il marchio di fabbrica del produttore statunitense e gli umori cupi e tenebrosi dell’etichetta di Steve Goodman. E “More”, (di)stesa con l’amico Marlo Reynolds, è l’esempio più significativo di questo strano contrasto: da un lato la morbidezza di Britt, e dall’altro le improvvise e cupe piogge sonore proprie della dubstep generalmente intesa. Tre minuti che potrebbero rientrare in un disco qualunque del settore. Al contrario, la successiva title track ripresenta una formula più spinta. La propulsione è graduale e pungente. Quattro quarti in punta di piedi e un synth vagamente impazzito sullo sfondo mostrano la capacità di Britt nel sapersi muoversi a meraviglia anche nell’ombra (e nella luce) di un nuovo cammino. Del resto, data la palese bontà degli ingredienti, non poteva essere altrimenti.

(03/07/2014)

  • Tracklist

1. Portal 1
2. Race To The Moon
3. Letters Of The Past feat. Pia Ercole
4. Chasing Rainbows
5. Perception
6. Never Defeated feat. Rachel Claudio
7. Tension Remains feat. Pia Ercole
8. It's All About feat. Pia Ercole
9. More feat. Marlo Reynolds
10. The Phoenix
11. Portal 3
12. Never Forget
13. Portal 4
14. Light On Edge feat. Natasha Kmeto

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