John De Leo

Il Grande Abarasse

2014 (Carosello Records) | songwriter, avant-pop

Ne è passato di tempo prima di avere questo atteso secondo lavoro da parte di John De Leo, storica ex-voce dei Quintorigo. Il suo esordio solista “Vago Svanendo”, datato nell’ormai lontano 2007, ci aveva regalato un disco raffinato e brillantemente interpretato, pur con alcuni momenti un po’ troppo rarefatti che lasciavano immaginare potenziali margini di sviluppo per il futuro.

Dopo ben sette anni, passati tra innumerevoli collaborazioni e spettacoli live potenti e suggestivi, De Leonardis da Lugo rompe il silenzio, regalandoci “Il Grande Abarasse”. Introdotto come “un concept-album che mette in musica le dinamiche di convivenza degli abitanti di un condominio”, tutto sommato non nasconde in esso grandi sorprese per noi: la verve teatrale e frizzante è la stessa che ci aveva divertiti nel debutto e gli arrangiamenti si confermano curati e ben misurati, nonostante la partecipazione in alcune tracce dell’Orchestra Filarmonica di Bologna.

Tuttavia, probabilmente con la complicità del tempo che è passato, le lecite aspettative di un definitivo salto di qualità e maturità non sono ancora soddisfatte. Non si fraintenda, “Il Grande Abarasse” ha i suoi colpi: “La Marzurka del Misantropo” è lì a dimostrarlo con il suo maestoso teatrino. De Leo offre una prestazione maiuscola impersonando con apparente semplicità uno dei suoi bizzarri personaggi, riuscendo spesso e volentieri a sorprendere l’ascoltatore (come nel folgorante omaggio a Modugno) in un perfetto equilibrio di orchestrazioni e virtuosismi. Purtroppo questo felicissimo episodio è la punta di un lavoro che manca ancora di quella solidità e concretezza ormai auspicabile da un autore di tale esperienza.
Molti sono i giochi, le sperimentazioni, gli interludi; John sembra divertirsi un mondo, ma mancano le “Tilt (C’è Mattia?)” o “L’Uomo che Cammina” a dare spessore come accaduto in passato, e il tutto procede in una direzione non del tutto definita.

Insomma, conoscendo il potenziale, si inizierebbe a pretendere le grandi canzoni, ma poche altre come la struggente “Di Noi Uno” (testimone di un esaltante performance lirica da parte del vocalist romagnolo), la divertente scorribanda “50 Euro”, la chiusura noir di "Muto" o il delizioso interludio - stile anni 30 - al theremin “Primo Moto Ventoso” riescono a rimanere davvero impresse nella mente.
Il resto è disperso tra esercizi di stile (l’intro “a cappella” de “Il Gatto Persiano”), alcune melodie prevedibili (“Apocalissi Mantra Blues”) e copiose ghost track: addirittura un intero "album fantasma" fatto di sperimentazioni, silenzi e rumori. Un banchetto di stuzzichini a tratti anche gustosi, ma che non fanno che disperdere il potenziale di un platter che poteva dare molto di più.

“Il Grande Abarasse” è comunque un disco sufficiente e ben eseguito, ma la sensazione dura da scacciare è quella di avere di fronte sì un interprete vocale superlativo - con un collettivo alle spalle di tutto rispetto - ma anche un compositore svagato e poco a fuoco, il cui talento debba ancora liberarsi del tutto.
Restiamo in attesa fiduciosa del coup de théâtre, sperando di attendere qualche anno in meno.

(11/10/2014)

  • Tracklist
  1. Intro - È Già Finita? / Il Cantante Muto
  2. Il Gatto Persiano - Theme
  3. La Mazurka del Misantropo
  4. Io Non Ha Senso
  5. Primo Moto Ventoso
  6. Apocalissi Mantra Blues:
  7. 50 euro (Trappo_Lounge)
  8. The Other Side of Shadow
  9. Di Noi Uno (Bond of Union)
  10. Muto (Come un Pesce Rosso)
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