Mary Fahl è una cantante dotata di una rara potenza vocale e di un’ampia escursione timbrica, che, unita a una brillante intensità emotiva, dona a tutta la sua parca produzione un fascino austero ma ricco di passionalità. Negli anni 90 la cantante e attrice americana aveva dato vita a un interessante gruppo di rock alternativo, gli October Project, le cui sorti furono messe in crisi da estremisti religiosi che identificarono in lei una figura satanica dedita alla venerazione di un erotismo dai connotati gotici ricchi di risvolti sessuali, ma mai estremi.
Dopo molti rifiuti di altre etichette come Rounder e Rykodisc, la cantante sceglie la carriera solista approdando nel 2003 al primo album solista “The Other Side Of Time”, che tra richiami al folk di Joni Mitchell, Sandy Denny e Enya riconferma le sue doti d’interprete, riattivando l’interesse dell’industria discografica. Il rilancio avviene in gran stile con un album-tributo che rielabora “Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd, ma l’album resta nei cassetti della V2 (a causa del suo fallimento) per ben 5 anni prima che la stessa autrice lo metta a disposizione in formato digitale, sull’onda del successo di alcune copie promo dell’album vendute su eBay.
Anticipato da due singoli, “Love And Gravity” è il terzo album dell’artista in ben dodici anni di carriera solista. Ancora una volta Mary Fahl sottolinea ogni brano con un’autorevolezza e un pathos che affascinano: i toni profondi e limpidi si adattano sia a sontuose ed epiche ballate come “Exiles (The Wolves Of Midwinter)”, sia a un classico del folk come “Both Sides Now”. È un album prodotto in maniera eccellente, dove atmosfere leggermente trascendentali acquistano una profondità e uno spessore più umano: senza dubbio il confine con il mainstream è molto labile, Enya e Sarah McLachlan aleggiano dietro le quinte, ma nello stesso tempo anche Sandy Denny e Judy Collins, ripristinando il fascino del bel canto di molte eroine del folk anglo-americano.
Il tono mistico di “Love And Gravity” è anche il frutto degli studi giovanili dell’artista: laureata in letteratura medievale e affascinata dalla cultura irlandese e tedesca, l’autrice introduce un romanticismo tipicamente europeo e decadente che rende tutto soave e lirico.
La versione del brano di Joni Mitchell diventa ovviamente il primo punto di riflessione e di approccio per ogni valutazione critica. Nonostante la quantità di versioni che hanno inondato il mercato nei quarantacinque anni seguenti la sua pubblicazione, la lettura di “Both Sides Now” ad opera di Mary Fahl è destinata a restare tra le migliori possibili e tra le più vicine allo spirito del brano: quel senso di dolore e sgomento che accompagna il caos della vita quotidiana è il fulcro emotivo di questa cover-version che merita assolutamente un ascolto.
Purtroppo il repertorio non sembra avere lo spessore idoneo a reggere le sue incredibili qualità vocali: una scrittura poco memorabile e una ripetizione di cliché folk-pop a volte intorpidiscono l’ascolto e riducono la godibilità dell’insieme. C’è il rischio che Mary Fahl resti un’artista di culto, con un seguito di fan pronti a celebrare ogni suo passo discografico, ma in verità le sue performance live e la sua straordinaria rilettura del capolavoro dei Pink Floyd sono ancora la miglior espressione del suo talento.
Ovviamente “Love And Gravity” possiede un suo fascino: il tono enfatico di “Exiles (The Wolves of Midwinter)” è in parte convincente e il crescendo di tamburi e orchestra resta una delle migliori intuizioni dell’album, ma si perde nel refrain, e anche la rilettura di “Dawning Of The Day” è sempre convincente (un punto di forza delle sue esibizioni live). La sua voce è in verità capace di estrarre sangue anche dalle rape, ma il languore di “Gravity (Move Mountains, Turn Rivers Around)” può risultare soporifero e la grinta di “Everything’s Gonna Be Alright” non ha spessore, d’altro canto “How Much Love” e “Like Johnny Loved June” scorrono senza troppi indugi e con qualche leggero brivido.
Una produzione meno ricca di enfasi e una scelta più oculata dei brani avrebbe sicuramente candidato “Love And Gravity” tra le sorprese di questo 2014, resta invece un album altalenante con performance immense e molto mestiere, ma nonostante tutto capace di regalare qualche emozione inattesa anche ai più cinici.
27/05/2014