Moon Zero

Tombs / Loss

2014 (Denovali) | dark-ambient

Tim Garratt è l'ultimo giovane acquisto di casa Denovali, uno di quei musicisti che gli instancabili talent scout dell'etichetta tedesca - sempre alla ricerca di volti nuovi e al vaglio attento delle tante proposte che giungono loro - pescano da un limbo altrimenti ben arduo da abbandonare. La cura certosina nel lancio di ogni nuovo componente del sempre più ampio catalogo passa come di consueto attraverso una “prima” che riporta in auge pure un passato altrimenti dimenticato.
Prima di fondare Moon Zero, il londinese ha messo la chitarra sui due Cd-R del progetto Panic Attract e si è dedicato a lunghe e meticolose ricerche nell'ambito dell'acustica. Queste ultime lo hanno portato alla conclusione che vi sia un unico ambiente in grado di accogliere e far risuonare nella maniera più adatta la sua musica: le chiese.

Non si tratta certo di un fenomeno nuovo (un nome su tutti, carico e attuale: Tim Hecker), ma la novità sta nel doppio significato della sua “scoperta”. Per Garratt, la chiesa è il luogo dove meglio il suono riesce a propagarsi ma anche e soprattutto, in senso Enoiano, l'ambiente migliore per ospitare il suono rendendolo parte integrante della struttura, in una dinamica di reciproca donazione di linfa vitale.
Un pensiero che deve aver giocato un ruolo decisivo nel recupero del suo primo extended play, “Tombs”, uscito l'anno scorso sull'astro nascente Futuresequence e qui riproposto con alcuni remix al fianco di un fratello nuovo di zecca, “Loss”, a conferma del tradizionale “lancio” che Denovali riserva ad ogni suo nuovo artista. Un doppio manifesto in cui convivono grande esigenza creativa e la necessità di una maturazione sicuramente alla portata.

“Tombs”, come deducibile dal nome, è una cripta grigio pece che l'inquietante immagine di copertina (favolosa, al solito) rende alla perfezione: sull'iniziale “Daylan” si scagliano schegge direttamente dall'oscurità post-industriale di Lustmord, “Endless Palms” fa affiorare una luce fioca e sinistra in un banco di nebbia, “Winter Dreams” incute presagi funerei con la chitarra prendendo esempio dal primo Thisquietarmy e “Shadow Den” suona come un mantra recitato da zombi.
Due altri talenti del “pool” Futuresequence sono chiamati a metter mano ai quattro pezzi: Sun Hammer da Portland immerge proprio “Shadow Den” in un abisso post-dubstep a suon di bassi, vibrazioni e pulsazioni (Zomby è dietro l'angolo), mentre Karl McGrath aka Zvuku costruisce una splendida cattedrale analogica attorno a “Endless Palms”.

A completare il quadro dei remix sono il misterioso ed anonimo Bruised Skies, che poco varia aumentando i droni e la desolazione di nuovo in “Endless Palms”, e Buz Ludzha che prova a fare Monolake su “Winter Dreams” ma centra il punto di contatto con estrema difficoltà. Curiosamente, si tratta però di un assaggio della “nuova dimensione” che ritroviamo negli inediti di “Loss”: meno ombre, più droni e il dichiarato tentativo di sperimentare con il ritmo senza ricorrere a batterie o percussioni acustiche o elettroniche.
“Youth” è un bagliore di luce nell'inverno più gelido, “Nosema Ceranae” omaggia la scuola californiana di Robert Rich e “Lara Witchcraft” muove masse di suono e rumore al tempo di una marcia spettrale, mentre la conclusiva “The Industrial Sadness” dichiara il proprio tenore già tramite il titolo. Atmosfere miste, tante idee, risultati alterni e indubbio talento.

N.B. I voti ai singoli Ep sono: Tombs (6,5) e Loss (6). Il voto complessivo tiene conto anche del valore dell'operazione di pubblicazione.

(14/05/2014)

  • Tracklist
Tombs
  1. Daylan
  2. Endless Palms
  3. Winter Dreams
  4. Shadow Den
  5. Shadow Den (Sun Hammer Remix)
  6. Endless Palms (Zvuku Remix)
  7. Winter Dreams (The Cyclist Remix)
  8. Endless Palms (Bruised Skies Remix)


Loss
  1. Youth
  2. Nosema Ceranae
  3. Lara Witchcraft
  4. The Industrial Sadness

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