Progetto tedesco sporco e amante di un’estetica vicina tanto a quella dei connazionali
Rammstein, quanto di quella di
Nine Inch Nails e Rob Zombie cosparsi di petrolio, sangue & co. gli Ost+Front giungono a questo secondo
full length dopo un esordio tanto tortuoso quanto ricco di popolarità nel bacino industrial-thrash-metal di lingua teutonica.
Seppur lontano dal gusto più “marziale” e siderurgico dei suoi fratelli maggiori di Berlino, il gruppo di Patrick Lange (ex-chitarrista di Corvus Corax e Tanzwut) sembra muoversi sulle stesse coordinate stilistiche, ricercando lo stesso gusto epico, ricco di crescendi metallici inzuppati in un’atmosfere petrolchimica, che fu dell’ottimo “Mutter”.
Non si vuole parlare di deja vu o di plagi stilistici, ma di una affinità d’anime molto forte, che si scosta a livello di scrittura di testi o in un diverso approccio chitarristico. Sin dal singolo d’esordio “Fleish Ist Fleisch” del 2011 gli Ost+Front si erano distinti per particolare crudezza e mancanza di qualsiasi etichetta politically correct, allo stesso tempo hanno mostrato partiture strumentali eterogenee che spaziavano da riff secchi e potenti che si aprivano a ventaglio (“Mensch”, “Harte Welt”) fino a composizioni di più ampio respiro che inducono a un’atmosfera epica e solenne (“Sonne, Mond und Sterne”, “Kaltes Herz”).
Nonostante tali differenze, è difficile comunque per un ascoltatore non troppo esperto della scena tedesca differenziarli dai Rammstein e si può restare efficacemente impressionati da pezzi carichi di una energia ben strutturata e portata dritta fino al fondo della canzone, ma che non riesce però a marchiarli, a contraddistinguerli pienamente.
“Olympia” è sicuramente un disco di buona fattura, ma si sente la necessità di una personalità maggiore.
17/02/2014