Owls

Two

2014 (Polyvinyl) | alt-rock

"I carry chocolate with me everywhere/ I sing like a crooked seahorse/ I float like a cello"
(Da "I'm Surprised...")

Esattamente vent’anni fa cinque adolescenti di Chicago (i fratelli Tim e Mike Kinsella, Victor Villarreal, Davey Von Bohlen e Sam Zurick) decidono di dar vita alla band Cap'n Jazz, formidabile esempio di commistione fra post-hardcore, free jazz e noise che dura giusto il tempo di un album dal nome lunghissimo e una raccolta di singoli, b-side e demo datata 1998. Dalle ceneri dei Cap'n Jazz germoglieranno in seguito una serie di progetti paralleli di impressionante qualità ed eclettismo, che vedranno i cinque musicisti impegnati in ruoli e contributi diversi: dai Make Believe ai Ghosts and Vodka, dalle divagazioni art-rock dei Joan of Arc all’estemporaneo disco degli American Football, che apre al sorprendente e fortunato progetto solista di Mike Kinsella con il moniker Owen. Senza ovviamente dimenticare gli Owls, praticamente i Cap’n Jazz senza Von Bohlen, che a 13 anni dal loro grandissimo disco omonimo tornano nel 2014 con “Two”, rilasciato con Polyvinyl Records e con un’altra copertina quantomeno bizzarra (che Noel Gallagher non dovrebbe assolutamente vedere).

Tredici lunghi anni in cui i nostri si sono tenuti, musicalmente parlando, piuttosto impegnati; è la stessa press release dell’album a dirci che questo “Two” ha avuto una gestazione complicata (“Owls have a new record. It didn't come fast and it didn't come easy.”), tra false partenze, incomprensioni varie e difficoltà di schedule per prove e registrazioni da parte di Kinsella e soci, costantemente impegnati su più fronti e assorbiti dai rispettivi progetti musicali. Nulla di paragonabile ai cinque giorni che ci sono voluti per il disco d’esordio che, fra le altre cose, vide la collaborazione di sua maestà Steve Albini nelle vesti di producer.

Le chitarre distorte in apertura mantengono ancora inalterato l’agrodolce sapore dell’alt-rock americano fra gli 80's e i 90's (quello ruspante e genuino di Sonic Youth, Pavement e Pixies) e introducono l’inconfondibile timbro vocale frammentato ed eccentrico di Tim Kinsella, lanciato sui passaggi ipnotici a un passo dal noise del singolo “I’m Surprised...” e sugli echi della Seattle che fu in “The Lion...”.
Passando dall’esercizio di stile di “This Must Be How...” al free-jazz contaminato di post-rock di “Ancient Stars See...” arriviamo alla seconda parte del disco, che si dimostra più cupa e che strizza l’occhio agli esordi post-hardcore ed emo-core del collettivo statunitense. I quasi sei minuti di “It Collects Itself...” rappresentano un riassunto perfetto del marchio Owls: il pulito e brillante drumming di Mike si fonde ai tortuosi giri di basso di Zurick e sorregge le pizzicate eleganti di Villarreal, mentre le deliranti e sguaiate urla di Tim quasi stridono con l’ottima armonia strumentale da jam-session della band. E si rivela così il vero valore aggiunto di questo disco, capace di far emergere e di bilanciare al meglio le personalità di ciascuno dei musicisti coinvolti, in un crossover di generi e di idee che riesce ancora a sorprendere.   

Gli Owls dimostrano dopo più di un decennio che poco o nulla è andato perso nelle nebbie del tempo. “Two” è un ottimo disco che odora di epoche ormai andate e che, pur risentendo dell’anarchica carriera musicale dei suoi singoli interpreti, mantiene una coerenza di fondo con l’omonimo album datato 2001, aggiungendo però una maggiore rotondità sonora e risultando più diretto e coeso. Non ci è dato sapere se dovremo aspettare altri due lustri per un nuovo capitolo dei “gufi” di Chicago; noi, per adesso, ci accontentiamo più che volentieri.

(25/03/2014)

  • Tracklist
  1. Four Works Of Arts...
  2. I'm Surprised...
  3. The Lion...
  4. Why Oh Why...
  5. This Must Be How...
  6. Ancient Stars Seed...
  7. It Collects Itself...
  8. I'll Never Be...
  9. Oh No, Don't...
  10. A Drop Of Blood...
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