Vonneumann

Il De' Blues

2014 (Retroazione)
avant-rock
5.5

Gabriele Paone (batteria, elettronica), Filippo Mazzei (chitarra, clarino, oggetti), Fabio Ricci (basso, tromba), Toni Virgillito (chitarra, cello), già attivi come Arborio negli anni 90, nel decennio 2000 si rinominano Vonneumann e iniziano la carriera maggiore.  “L’Invariante.tmp” (2000) è così il primo Ep, dedito a improvvisazioni dissonanti alla Don Caballero che oscillano tra i 6 e i 9 minuti, penalizzate da una scarsa produzione come pure da una certa limitazione agli strumenti, specie negli ectoplasmi chitarristici che non si evolvono (i cicalecci caotici di “Sarram”, senza traccia di batteria, debordano comunque nell’astrazione). Gli ancora sparuti interventi dell’elettronica dilagano nelle detonazioni del poemetto di chiusa “V qual V”, un po' come la “Lobotomia” chiudeva “Caution Radiation Area”.

Il secondo Ep “Pulcino angolare” (2001) acquisisce anzitutto una produzione contrastata e, quindi, anche fisionomia robusta e progressiva (“Bolella Tier”), alcune prove di decostruzione con live electronics (“Eno Rethona”, “Pat.tp”), e un collage (“Il fotodominio”). Il primo album “Jaser/Laago” (2002) approfondisce l’integrazione di live electronics nelle pièce post-rock, con risultati suggestivi in “Alfa offensivo”, “Minile Stuhhi”, “Joffe-Goebra” e “O-Hnthi”, come degli Starfuckers meno silenziosi e più frenetici.

Il secondo “Switch Parmenide” (2006) importa la musica da camera (“Half Cab Segmento”) e abbassa i toni in figure melodiche pacate. I 10 minuti di pura soundscape di riff psichedelici inceppati e difettosi di “One Foot Freccia Big Spin” sono la loro “Dark Star”. Analogo effetto è ottenuto anche nella sottile danza electro-equatoriale d’interferenze glitch di “Non Comply Varial Revert”, 9 minuti. Queste composizioni costituiscono il loro apice artistico, con ambizioni jazz al pari di complessi come Triosk.

Questi sovratoni jazz sono anche più espliciti in “De' Metallo” (2009), stavolta più affini alla fusion decostruita di Miles Davis (le due parti di “Zonathan Gisaggio”). La composizione è anche forse troppo casuale, e l’elettronica è perlopiù assente, confinata a una semplice ambience.
Il suo fratello minore “De' Blues” (2014) in buona parte abbandona questi esperimenti per tornare al post-rock di partenza, dalla Slint-iana “Pensiero di Katioks”, alla cupa “Stabilo Bimmago” (in cui affiora una certa attitudine jazz ma rimane sbilanciata sul fervore rock), a un’ancor più emblematica “Il Tapping che fu” (dapprima una intro dissonante di suoni umorali e poi un ritmo ginnico in bella evidenza). Un minimo di elettronica, camuffata da interferenze radio, affiora nell’hard-rock tribaloide di “Blackemon”.

Degne dei lavori precedenti sono comunque la prima parte di “Doppio nativo, mezzo nogarole”, dall’essenzialità vicina alle “Ocean Songs” dei Dirty 3, prima che trovi un’armonia tonale e un ritmo regolare, persino swingante, e soprattutto la lenta sonata con esplosioni free-jazz di “Un bel Morover per Braun”, che poi collima con una fanfara requiem (passando però nuovamente per un intermezzo di spartano post-rock).

Proveniente dalle stesse sessioni di “De' Metallo”, 2007, annunciato e lasciato in sospeso per anni, il lost album della band romana è la più materica e terrena delle loro opere, la più controllata, la meno improvvisata. L’equilibrio tra fraseggi di chitarra, zigzag di tempi irregolari, e bassi profondi è comunque sopraffino, invidiabile per cura e qualità della confezione.

28/05/2014

Tracklist

  1. Pensiero di Katioks
  2.  Blackemon
  3. Un bel Morover per Braun
  4. Stabilo Bimmago
  5. Il Tapping che fu
  6. Doppio nativo, mezzo nogarole
  7. Napqueen

Vonneumann sul web