Cannibal Ox

Blade Of The Ronin

2015 (iHipHop Distribution) | alt-rap

Uno dei primi significativi atti di Jaime “El-P” Meline nell’hip-hop del nuovo millennio, anzi uno di quelli che ha contribuito a disegnarlo, è stato il patrocinio dei due Cannibal Ox, Vast Aire e Vordul Mega, nativi di Harlem, incontrati in tour quando ancora faceva parte del combo dei Company Flow.
“The Cold Vein” è prodotto proprio da Meline ed è una perla rara di tutto l’hip-hop, un intenso, intrattenente e letale viaggio di narrazioni cupe aumentate da effetti elettronici allucinati, dagli scratch dei primordi, alle distorsioni schiumanti dell’acid-rock, ai ticchettii alieni, ai synth vecchio stile, alle tecniche digitali nel loro nascere.

Lo status di culto è palese anche allo stesso produttore, tanto da realizzare una compilation che fa salve le basi strumentali dell’album originale (“Oxtrumentals”, 2002). Seguono anche alcune opere soliste dei due, e nel frattempo emergono i rumour di un possibile seguito di “Cold Vein”, ma “Return Of The Ox” (2005) è solo un dispensabile live.

Il ping-pong di ritardi, cancellazioni, smentite e conferme, dà finalmente luogo all’annuncio ufficiale a fine 2014, il secondo album “Blade Of The Ronin”, per il quale il duo si affida a un nuovo rampante produttore, il concittadino Bill Cosmiq.
La sottigliezza del mitico primo disco è però diventata chiasso che sa di commerciale,  e soprattutto reincorpora gli stilemi gangsta, proprio quelli che “Cold Vein” aveva contribuito a dissipare e rendere obsoleti: “The Power Cosmiq” e “Blade: The Art Of Ox” con refrain angelici, “Opposite Of Desolate”, “The Fire Rises”, la danza caraibica di “Thunder In July”.

Con una produzione maggiormente focalizzata sull'ambience escono numeri cauti ma avvincenti, come il quasi sitar psichedelico di “Carnivorous”, o ancora il pastiche frenetico di tastiere svanite, voci acquatiche e doppio flow robotico in “Water”, in parte anche le trance di zombie di “Harlem Knights”, “Sabertooth” e “Vision”.
La vera tensione trova un picco solo nella musica da camera dissonante di “Iron Rose” (che cita la più lunga e tormentata “Iron Galaxy” contenuta in “Cold Vein”), e poi si distende nella melodia da sagra paesana della finale “Salvation”.


L’insieme non è eccitante né particolarmente sofisticato: si scivola nell’irrilevanza. E’ un misto di due album solisti (Mega ha le più nobili intenzioni) e di un produttore senza il carisma magico di El-P: per quanto ostentino la ragione sociale di coltelli e lame, nei titoli e nei rap, la loro armeria è spuntata. Selezionando i grandi momenti e facendone un mini-cd - troppi “Skit” e interludi, ma discreta la parte di mezzo - ci sarebbe il degno seguito della loro storia. Nei featuring c’è spazio sia per i più giovani (Swave Sevah) che per i più iconici (MF Doom).

(07/03/2015)

  • Tracklist
  1. Cipher Unknown (Intro)
  2. Opposite Of Desolate
  3. Psalm 82
  4. The Power Cosmiq
  5. Blade: The Art Of Ox
  6. Pressure Of Servival (Skit)
  7. Carnivorous
  8. Thunder In July
  9. Water
  10. The Horizon (Interlude)
  11. Harlem Knights
  12. Sabertooth
  13. Iron Rose
  14. Solar System (cosmos) (Skit)
  15. The Fire Rises
  16. Gotham (Ox City)
  17. Unison (Skit)
  18. Vision
  19. Salvation
Cannibal Ox su OndaRock
Recensioni

CANNIBAL OX

The Cold Vein

(2001 - Definitive Jux)
Il capolavoro del duo newyorkese e uno dei dischi hip-hop più importanti di sempre

Cannibal Ox on web

Sito ufficiale ufficiale



Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.