Elias Nardi Group

Flowers of Fragility

2015 (Visage Music) | musica tradizionale, instrumental

"Torneranno i prati dove nel secolo ferirono i mortai..."
(Luca Buonaguidi)

Il centenario dell'inizio della Grande Guerra ha spinto vari musicisti a confrontarsi con la memoria dei caduti, con la sofferenza dei milioni di soldati e civili vittime di quell'immane conflitto. Come non ricordare il bellissimo "Lament" degli Einsturzende Neubauten che nel 2014 hanno creato uno straordinario concept d'avanguardia capace di raccontare la guerra dalla sua genesi sino al ritorno a casa dei sopravvissuti.
Oggi, pur in territori musicali completamente diversi, è l'Italia a dire la sua. A farlo è il musicista Elias Nardi che - ormai da vari anni - tenta la difficile strada della riscoperta di strumenti ormai dimenticati, tra cui l'oud, un liuto a manico corto "orientale" di cui Elias è un vero cultore. A lui si aggiungono, nell'Elias Nardi Group, il flauto di Nazanin Oiri-Niri, il bandoneon di Daniele Di Bonaventura, la viola d'amore a chiavi di Didier Francois e il basso di Carlo La Manna.

Gli sconfinati cimiteri di guerra delle Fiandre Occidentali - oggi luoghi di quiete e serenità ma un secolo fa testimoni di cruenti battaglie, esplosioni di mortai e morte - hanno dato spunto a Elias Nardi, dopo Orange Tree (2010) e The Tarot Album (2012), per la creazione di "Flowers Of Fragility". I fiori della fragilità sono i fiori nati sui terreni un tempo dilaniati dalle bombe, bagnati dal sangue di milioni di giovani vite.
La grandezza dell'ensemble di Elias Nardi è quello di creare una musica contemporanea pur con strumenti di origini antiche, persino medievali. La convivenza inattesa tra il liuto di origine orientale (Oud) e la viola d'amore a chiavi, strumento a corde medievale nato in Svezia, permette di tessere un filo conduttore tra due culture diverse ma non inconciliabili, “ponte tra culture” non dissimile dal recente album dell'oboista Max Fuschetto. Il tutto con un linguaggio contemporaneo, che concilia musica araba ed europea, fino addirittura al jazz, e supera la mera rievocazione storica di gruppi come i La Nua.

Emblematica, da questo punto di vista, la title track, perfetto esempio di brano che tende la mano non solo a due mondi differenti, arabo ed europeo, ma anche a epoche diverse, la musica tradizionale e la musica contemporanea (cenni di ripetizioni minimaliste). Straziante ed evocativa è "Sine Nomine", dedicata alle tante vittime senza nome della Grande Guerra, come anche "Le Coeur de Nina" che dopo un inizio da jazz minimale prosegue con sonorità più orientali. Brani come "Afsaneh", "Il Dono" o "La Barca Ubriaca" mostrano la straordinaria tecnica musicale di Elias Nardi, mentre molto diversa dal resto è la lenta e ipnotica "17774 Preludio alla Vita", coraggioso monologo di Carlo La Manna al basso.

Tra ricordo, memoria, commosso saluto agli sfortunati uomini che in quei campi morirono, "Flowers Of Fragility" sembra raccontarci l'assurdità della guerra, massimo esempio di scontro tra culture. Elias Nardi oltre a raccontare sembra volerci dare anche la soluzione.

(11/11/2015)



  • Tracklist
  1. Flowers of Fragility
  2. Le Couer de Nina
  3. Afsaneh
  4. Il Dono
  5. Impermanenza
  6. Riflessioni
  7. 17774 Preludio alla Vita
  8. La Barca Ubriaca
  9. Sine Domine
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