Labfield

Bucket Of Songs

2015 (Hubro) | avant-folk, impro, electroacoustic

Al nome Labfield corrisponde il trio formato dal fuoriclasse svedese della chitarra acustica David Stackenäs assieme al connazionale batterista Ingar Zach e al nostro Giuseppe Ielasi, qui impegnato a manipolare suoni e lavorare con i sample. Già in grado di farsi notare nei due lavori precedenti come una delle realtà più interessanti e peculiari nell'ambito della sperimentazione folk, i tre raggiungono su questo loro nuovo lavoro quello che è senz'alcun dubbio l'apice della loro ricerca. Pescando a man bassa dalla free-impro firmata Necks e rivedendola con piglio scientifico, i Labfield definiscono un nuovo, possibile canone di ricerca sonora sull'acustico.

Il laptop di Ielasi è sostanzialmente ridotto a “regista”, creatore di elementi scenici che vadano a fare da soundscape alla batteria e alla chitarra, vera protagonista del paesaggio. L'usuale massimalismo caratteristico della sperimentazione elettroacustica è qui contrastato con la scelta di condensare il tutto in nove miniature brevi e dirette, private anche solo dello spettro di tempi morti. A partire dal primo, sensazionale manifesto di “Temporary Reasons”, i tre ottengono i risultati migliori laddove rimuovono ogni filtro, permettendo alle frenesie ritmiche di trovare una quadra autonoma con i dolci ma concitati arpeggi della chitarra.

Scene simili si ripetono negli altri due capolavori del disco: l'irrefrenabile e multiforme “Straight A's In Constant Sorrow” e la chiusura romantica di “Last Passacaglia”, in cui la voce di Mariam Wallentin aumenta la tavolozza deformata dei colori dei tre. La carica espressionista raggiunge il suo epos nella claustrofobica evasione di “Page 55”, una sorta di mantra la cui carica ossessiva progredisce col trascorrere dei minuti. Più introversi ma ugualmente efficaci sono l'omaggio a Derek Bailey di “The Boy Who Never Remembered To Forget” e la title track, due notturni in cui le visioni concrete di Ielasi tendono a prendere il sopravvento.

Il drone post-industriale che apre le danze in “Ragged Line Reversed” e quello più asettico e aggraziato che monopolizza “Intensive Course In Bad Manere” suonano invece come autentiche eccezioni alla regola, assieme alla trasfigurazione pop di “Members Crossed”, quasi un omaggio a Lucrecia Dalt. Eccezioni alla regola in un album che riesce persino a evitare il rischio della monotonia, affrontando di petto e senza compromessi la sua stessa natura sperimentale e impedendo a quest'ultima di sovrastare quella creatività istintiva che resta necessaria per eccellere in ambito impro. Semplicemente impeccabile.

(06/03/2015)

  • Tracklist
  1. Ragged Line Reversed
  2. Page 55
  3. Temporary Reasons
  4. Bucket Of Songs
  5. Intensive Course In Bad Manners
  6. The Boy Who Never Remembered To Forget
  7. Straight A's In Constant Sorrow
  8. Members Crossed
  9. Last Passacaglia
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