Da quindici anni Maya Bouldry-Morrison firma i suoi dischi come Octo Octa. Attiva nella scena internazionale, oggi vive nei boschi del New Hampshire assieme alla partner artistica e di vita Eris Drew. “Sigils For Survival” arriva sette anni dopo il precedente album solista e nasce a dieci anni dal momento in cui Maya ha reso pubblico il suo percorso come donna transgender; lei descrive l’opera come un modo per fissare quel decennio: un periodo in cui ha spesso sentito di non farcela, e che per questo ha sentito il bisogno di celebrare con un intero capitolo discografico. Parliamo di un acid house che danza senza limiti su ogni territorio affine, dal basso funky e progressive agli accordi di matrice black music. Il titolo riflette un’abitudine dell’artista, quella di disegnare un sigillo sui vinili che suona: non un semplice vezzo grafico, ma un talismano pensato per affrontare la vita stessa.
Sua sorella Hope Morrison, artista attiva a New York, ha preso questi simboli e li ha trasformati in altrettanti dipinti, diventati poi la copertina e il materiale visivo del progetto. Lo stesso metodo organico si riflette nella scrittura dei brani: a differenza del passato, quando lavorava con Ableton Live e software di ogni sorta, qui Maya ha suonato e registrato tutto su macchine hardware, riservando al computer la sola fase finale di missaggio. Soprattutto, ha scelto di non correggere mai le tracce riportandole su una griglia metronomica precisa, lasciando che fossero le macchine stesse a dettare, tramite le proprie derive temporali, il respiro naturale del groove: una scelta che strizza l’occhio alla club culture anni Novanta e che regala all’insieme calore e umanità. A colpire, sono soprattutto le progressioni più articolate e i ritmi più intricati: è qui che il disco mette i muscoli e si fa sentire.
La tavolozza sonora non si esaurisce in sintetizzatori e drum machine, ma si apre anche a un occasionale e ponderato uso di strumenti acustici, dall’hand-pan al flauto dolce. L’amalgama finale oscilla tra episodi densi e stratificati e momenti più scarni, presuntamente ipnotici: sono i primi a convincere per la maggiore, perché nei secondi il mantra resta un sussurro e l’incantesimo non scatta. Quando invece Maya si districa con intelligenza tra arpeggi trance, tocchi breakbeat e bleep pulsanti che si accavallano in un caos gioioso, è lì che la magia prende corpo: brani fisici, sudati, che vivono di un’energia quasi tribale sotto un’alba di furore e fratellanza. Vivendo tra eccessi astrali e giungle sintetiche, l’ultima fatica di Octo Octa convince quando si fa carne viva, meno quando resta sospesa nei suoi stessi rituali.
02/07/2026