C’è una perfetta corrispondenza, sia estetica sia di contenuto, nella copertina dell’esordio della giovane Radhika Meera Dade. “Cine-Pop” non è solo un titolo, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti che firma il debutto della cantautrice scozzese.
Pubblicato nel maggio 2026 dall’etichetta londinese Glass Modern, l’album è un piccolo gioiello di 33 minuti e 20 secondi: una durata che omaggia simbolicamente la velocità dei tradizionali vinili a 33 giri. Il disco fonde in modo sublime il dream-pop della tradizione di Glasgow con le calde sonorità e le trame vintage dell’eredità indiana dell’artista.
La spina dorsale del progetto vede Radhika (voce e chitarra) affiancata dal tastierista Eric MacDonald e dal padre, il polistrumentista Sushil K. Dade. Quest’ultimo, figura storica della scena indie scozzese (ex Soup Dragons, BMX Bandits e celebre per il progetto solista Future Pilot AKA), arricchisce i brani con synth, elettronica e il suono tradizionale del tanpura. Radhika è riuscita a radunare attorno a sé alcune delle figure più amate del pop indipendente di Glasgow: tra i crediti del disco spiccano infatti le collaborazioni di Gerard Love (ex Teenage Fanclub), Mitch Mitchell (The Pastels) e Tracyanne Campbell (Camera Obscura).
Un mosaico di influenze che cammina di pari passo con le tante citazioni cinematografiche e musicali, dichiarate fin dai titoli dei brani. Le due versioni dello strumentale “Theme from R.A.D.H.I.K.A.” omaggiano David Lynch, Laetitia Sadier degli Stereolab e Lalo Schifrin, e sono ben due le cover version incluse nell’album: “Nowhere Near” dei Yo La Tengo e “Since Yesterday”, classico synth-pop firmato dalle Strawberry Switchblade.
Radhika si rivela una “figlia d’arte” atipica. Cresciuta ascoltando con curiosità la collezione di vinili paterna, ha scoperto solo tardi il passato del padre nei Soup Dragons. Oggi si presenta come un’artista completa, dotata non solo di una voce cristallina, ma anche di una scrittura solida e matura. Il suo brano “Feline Bandits”, ispirato a Vivienne Westwood, è un dream-pop vellutato e agrodolce che esalta al meglio le sue doti vocali. Sfumature che ritroviamo anche nella malinconica “Starry Eyes”, dove le atmosfere sognanti incontrano il suono ipnotico della tanpura in un break strumentale di grande suggestione.
Con l’album “Cine-Pop”, Radhika riesce a far dialogare il dream-pop con la musica indiana, creando un affascinante ibrido tra Bollywood, lo stile yé-yé e l’indie pop (come nel brano “Sleep”). Se a tratti l’album cede al fascino della tradizione più remota (la versione del classico brano indiano “Tum Hi Ho”), altrove centra l’obiettivo finale: regalare con “Future Me” quella perfect pop song che ogni musicista vorrebbe avere nel proprio repertorio.
02/07/2026