Michael Head & The Strands

Olde World/ Magical World Of The Strands

2015 (Megaphone) | avant-pop

Il piccolo grande uomo è di nuovo tra noi: il folletto del baroque pop che, tra un giro armonico di Burt Bacharach e il fluire della chitarra di Arthur Lee dei Love, trovò la panacea per il pop inglese (in quegl'anni ingabbiato tra le sinfonie psych-pop dei Verve e le frustazioni da star degli Oasis), pubblicando un prezioso manufatto sonoro, “The Magical World Of The Strands”, che finalmente rivede la luce con tanto di corredo e accessori.
Michael Head aveva già profanato le rigide maglie del pop con i Pale Fountains, strappando un contratto a sei cifre alla Virgin, si era poi avventurato con gli Shack in un percorso ancor più visionario, mentre combatteva coi fantasmi della droga e con la sua furia devastatrice.

L’album fu il frutto di due anni di lavoro e altrettanti furono necessari per la sua pubblicazione, nel frattempo Michael aveva già rimesso in piedi il nome degli Shack, relegando i The Strands a compagni dell’unica avventura solista. Il mini-album “Artorius Revisited” con la nuova formazione della Red Elastic Band del 2013 ha segnato il ritorno alla forma di Head, che prende spunto dal suo album del 1997 per riproporre il suo songwriting raffinato e sublime, dove l’essenza del lirismo non è nel volume del refrain o nella sua enfasi, un campionario sonoro dove l’evanescenza della struttura armonica è simile al tessuto artigianale più prezioso.

Head è un vero fuoriclasse, uno di quei musicisti che potrebbe buttar giù un hit single al giorno, un conoscitore dei segreti più reconditi non solo del pop, ma anche della psichedelia e del jazz, quest’ultimo omaggiato nel sottovalutato “The Corner Of Miles And Gil”.
Le sue canzoni sono tasselli di un quadro più ampio dove è permesso l’accesso solo a pochi eletti: nella musica di Head c’è spazio per i Byrds, i Love, Tim Buckley e i Velvet Underground, e c’è tutto quello che gli Stone Roses non hanno osato creare dopo il fulminante esordio. La sua grandeur è palpabile perfino tra le alternate version e i tre inediti che mettono insieme “The Olde World”, ovvero il compendio alla ripubblicazione di “The Magical World Of The Strands”.

E’ un vero peccato che finora la sua musica sia appannaggio di una cerchia di fan, sempre più numerosi per fortuna, ma comunque in quantità iniqua rispetto al suo reale valore; questa ristampa ha la stessa importanza della sua coeva “Sticky Fingers” degli inossidabili Stones, o di qualsiasi altro classico della storia del rock, e “Something About You” è uno dei capisaldi della musica inglese di tutti i tempi, non a caso in “The Olde World” Head e compagni ne propongono una versione orchestrale, per evitare qualsiasi confronto con la perfezione dell’originale.
E’ il romanticismo che diventa magia, il folk pagano che si eleva a metafisico, la poesia che da scritta si trasforma in note di rara purezza; tutto questo non è solo presente nel progetto-madre, ma anche in quel compendio prezioso che mette insieme una versione più psichedelica e byrdsiana di “It's Harvest Time”, che in origine aveva un feeling alla Nick Drake più netto, e un inedito come “The Olde World” che svela l’amore per i Beatles era “Revolver”, con una cascata di psych-beat-guitar-sound che sembra spuntare da un fumoso club londinese.

Gli altri inediti sono “Poor Jill”, una malinconica filastrocca dalle inflessioni folk-prog, e “Wrapped Up In Honour”, una delicata appendice a quella “Fontilian” che chiude l’album maestro, mentre due brani, pur appartenendo alle session di “The Magical World Of The Strands”, trovarono posto solo dieci anni dopo nel repertorio dei riformati Shack: “Lizzie Mullally” era già destinata a essere un pezzo della band, avendone tutte le peculiarità sonore e timbriche (sarà la b-side di “Cup Of Tea”), diverso il destino di “Fin, Sophie, Bobby And Lance”, splendida folk-song che anticipava le future incursioni nel jazz di Michael Head, anche se la versione inclusa nell’album del 2006 mette in rilievo le sfumature più folk del brano.

A completare, due versioni acustiche di “And Luna” e “Glynnys And Jaqui”, dove la voce emerge con intensità e dolcezza, e una versione strumentale di “Hocken’s Hey”, con il flauto finalmente libero di sconfiggere le ultime paure di un musicista sempre molto attento alle sue creature sonore, tanto da evitarne pubblicazioni prive di ragion d’essere.
Non spendo molte parole per “The Magical World Of The Strands”, basti sapere che tutte le meraviglie di “The Old World” sono semplicemente moltiplicate all’infinito, e resistere alla loro forza ammaliatrice è solo sinonimo di inaridimento emotivo. E voi siete pronti alla rinascita?

(30/07/2015)



  • Tracklist
The Olde World

  1. It's Harvest Time (Band Version)
  2. Fin, Sophie, Bobby and Lance
  3. Poor Jill
  4. Something Like You
  5. Glynys and Jaqui
  6. Hocken's Hey
  7. And Luna
  8. Lizzie Mullally
  9. Wrapped Up in Honour
  10. The Olde World

The Magical World Of The Strands

  1. Queen Matilda
  2. Something Like You
  3. And Luna
  4. X Hits The Spot
  5. Prize
  6. Undecided
  7. Glynys And Jaqui
  8. It's Harvest Time
  9. Loaded Man
  10. Hocken's Hey
  11. Fontilan




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