Michael Head & The Red Elastic Band

Artorius Revisited

2013 (Violette Records) | avant-pop

Questa volta mi lascerò trascinare dalla passione e dall’ammirazione per uno dei più grandi autori della musica inglese di tutti i tempi. Non chiedetemi di essere imparziale né professionale, ci sono musicisti nei confronti dei quali mi inchino ancora con riverenza. Michael Head ha dato genia ai Pale Fountains e agli Shack, due autentiche icone del pop inglese che possono reclamare una notevole influenza sul britpop più evoluto e affascinante. Arthur Lee dei Love ha sempre espresso ammirazione per il suo talento, fino a incontrare la band in splendide esibizioni live (documentate in un album del 2000 “Shack accompany Arthur Lee) e Noel Gallagher ha acclamato il loro capolavoro “Waterpistol” come uno degli album fondamentali della musica inglese.

Non mi soffermerò sulla eterna bellezza del primo album dei Pale Fountain “Pacific Street” e dell’emozione che ancora mi provoca la loro “Unless” (splendida la extended-version che comprai per corrispondenza dall’inghilterra insieme a “This Charming Man” degli Smiths e “The Devils Has All The Best Tunes” dei Prefab Sprout, tre colpi con un fucile per dirla in breve), e mi soffermo giusto un attimo nel raccontare perché passarono ben sette anni tra “Zilch” e il secondo album degli Shack, ”Waterpistol” per l’appunto.
La sfortuna ha sempre perseguitato Michael Head: questo spiega perché la sua prima creatura (Pale Fountains) non ebbe mai il successo previsto e meritato, e perché gli Shack persero il treno per la gloria delle classifiche. Finite le registrazioni del secondo album, un incendio distrusse tutto il materiale inciso dalla band mettendo in crisi i fratelli Head e a nulla valsero i tentativi di recuperare una copia su nastro del capolavoro, allora, perduto.

Quando il produttore Chris Allison vendette la sua vecchia auto, durante la rottamazione venne fuori la copia in cassetta dell’album e lo pubblicò subito per la intraprendente Marina Records: questo permise a Michael Head di rimettersi in sesto dalla devastazione dell’eroina e di recuperare la sua passione per la musica.
Quello che è successo dopo non ha restituito all'autore il successo mancato, ma almeno la dignità ad un autore di raro talento. Un gruppo di fan fedeli supporta la sua avventura musicale, tanto che al primo progetto discografico dopo sei anni di silenzio ha mandato in sold-out le 1950 copie (450 in vinile, 1550 in cd) in poche ore dalla sua messa in vendita.

Non sono solo i Love il punto di riferimento dei Michael Head: ci sono echi di Burt Bacharach, Simon & Garfunkel, Nick Drake, Byrds, John Barry, Beatles, perfino dei Pink Floyd, ma il cinquantadueenne di Liverpool ha dato vita a un suo personale stile compositivo e musicale che ha influenzato i La’s, gli Stone Roses, i Mansun e molti altri protagonisti della seconda stagione d’oro del pop inglese.
La band attuale di Head, la Red Elastic Band, è formata da Vicky Mutch (violoncello), Pete Wilkinson (basso), Sam Christie (batteria), Steve Powell (chitarra), Simon James (flute) e da Martin Smith e Andy Diagram (trombe, fiati), quest’ultimo mitico componente dei sottovalutati Dislocation Dance e dei Diagram Brothers. “Artorius Revisited” (notare che Arthur deriva dal nome romano Artorius…) offre due strumentali, un intro e quattro canzoni che anticipano il comeback album della prossima primavera.

“Pj” è un curioso e brevissimo brusio elettronico che apre la strada alla prima perla, violoncello e tromba creano un tappeto malinconico e vellutato per la voce calda e avvolgente di Michael Head, e quando la chitarra graffia via un po’ di dolcezza ci si accorge che l’estasi è troppo breve e il repeat parte in automatico.
Ma per fortuna non è l’unico gioiello presente in “Artorius Revisited”: quando il flavour latineggiante del ritmo e i fiati introducono “Newby Street”, tutta la magia dei Pale Fountains rinasce e non è difficile immaginare Burt Bacharach applaudire dietro le quinte per lo splendido arrangiamento. Non voglio poi perdere l’occasione per rimarcare la splendida tromba di Andy Diagram che diventa protagonista indiscussa della versione strumentale che chiude l’Ep.

Il breve sketch di landscape sonori di “Daytime Nighttime” è un fugace soffio di relax, ma la title track, con i suoi delicati uptempo folk e il flamenco del break strumentale, mette in fila la genialità dei Divine Comedy e dei Go-Betweens.
C’è spazio ancora per emozioni nel folk pastorale e malinconico di “Lucinda Byre”, che oltrepassa i limiti della pop-music e avanza verso il neoclassico: la struggente viola prima eleva e poi attenua lo stato emotivo, rendendolo quasi ipnotico.

Se questo è quello che ci attende nel nuovo album di Michael Head, c’è da credere che sia in arrivo il suo “Forever Change”. Non fatevi trovare impreparati, questa volta non avete scuse.

(18/03/2014)

  • Tracklist
  1. PJ
  2. Cadiz
  3. Lucinda Byre
  4. Newby Street
  5. Artorius Revisited
  6. Daytime Nighttime
  7. Newby Street (instrumental)*






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