Nosaj Thing

Fated

2015 (Innovative Leisure) | glitch-hop

Quando hai fra le mani un album come “Fated”,  un attimo dopo stai già cercando in archivio i tuoi libri preferiti di fantascienza, per estrarne i concetti più adatti a descrivere la forza pulsante e glaciale, anzi siderale, del suo sempre gustoso meltin-pot di hip-hop, electronica, astrazioni sonore e r&b.
Errore madornale, perché questa non è la musica del nostro futuro, ma è la colonna sonora della nostra era: una mistura armonica dove si continuano a percepire quelle tracce del passato che ora amiamo definire glitch (“Cold Stares”), quel luogo sonoro dove le variabili sono insite nel percorso stesso della costruzione musicale (“Varius”).

L’ormai trentenne Jason Chung, in arte Nosaj Thing, è uno dei più interessanti protagonisti dell’elettronica introversa e cupa profumata di dubstep, che dai Burial ai Boards Of Canada, passando per Aphex Twin e Flying Lotus, rappresenta uno dei migliori frutti musicali post-millennio.
Rispetto a “Drift” e “Home” si nota una maggiore coesione e un mood più continuo, che tradisce in parte i primi germi della maturità. Il suono è scheletrico, spesso le tracce non hanno una conclusione o un'evoluzione, s'incastrano dando vita a un inusuale glitch-hop più suggestivo e meno fisico.
Sembra che Jason Chung voglia mettere a nudo alcune delle sue emozioni più intime in “Fated”, come quando lascia scorrere il lirismo soul di “Realize” o le ultime gocce di sangue rap in “Cold Stares”, ma sono brevi momenti di libertà; altrove le forme sono più solide e rigide, e la voce si ribella all’interno della struttura asettica (“Don’t Mind Me”) perdendo connessioni con la realtà.

Si ha comunque l’impressione che il progetto Nosaj Thing sia in fase evolutiva: dismesse le gesta più ovvie di “Home”, dove si assisteva a una replica di classe di “Drift”, le nuove variazioni emotive di “Fated” sembrano più voler affascinare che coinvolgere, portando l’oscurità e il tormento a una dimensione post-tecnologica, che ben sintetizza la curiosa immagine di copertina.
La grazia cantilenante di “Erase”, i trucchi prevedibili ma gustosi di “UV3”, la malinconia stile Radiohead di “Medic” sono punti cardinali di una mappa cosmica-sonora non del tutto precisa; ma nonostante il terzo album di Nosaj Thing verrà salutato come il meno innovativo della sua carriera, va sottolineato che in questi quindici frammenti c’è una fluidità delle vibrazioni ritmiche che, seppur non collimi con intuizioni liriche di pari intensità creativa, nello stesso tempo apre prospettive future molto interessanti che trovano nella eccellente “A” il primo seme.

(10/07/2015)

  • Tracklist
  1. Sci 
  2. Don't Mind Me (feat. Whoarei) 
  3. Realize 
  4. Varius 
  5. Cold Stares (feat. Chance The Rapper) 
  6. Watch 
  7. UV3 
  8. Let You 
  9. Moon 
  10. Erase 
  11. Medic 
  12. Phase IV 
  13. Light #5 
  14. 2K


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