Peach Kelli Pop

Peach Kelli Pop III

2015 (Burger) | bubblegum, garage-pop

L’intestazione l’ha rubata a una canzone dei Redd Kross, per le suggestioni dolci e fruttate, femminili e inevitabilmente pop che la sua musica evoca sin dal primo assaggio. Nella vita di tutti i giorni, Peach Kelli Pop altri non è che il peperino Allie Hanlon, canadese da qualche tempo trapiantata negli States, già batterista nei White Wires e nella colorata corte di Nobunny (suo flirt, si rumoreggiava), che in studio come in tour si fa accompagnare da una ristretta compagnia di giro (musiciste losangeline per lo più).

Con questo che è il terzo album eponimo per la sua creatura ci troviamo dalle parti di un bubblegum smaliziato, ancora più frivolo di quello già caricaturale dei Dirtbombs di “Ooey Gooey Chewy Ka-Blooey!” e con un formulario che, più che ai tardi Sixties, sembra guardare ai Nineties (la cover della sigla di “Sailor Moon”, un personale classico live dell’artista che qui trova la sua collocazione su disco, dovrebbe dirla lunga in proposito). E’ punk alla saccarina, garage nell’accezione più futile, ludica e infettiva, e si impunta per mantenere le distanze dall’etichetta twee talvolta affibbiata alle operine della Hanlon, pure così cruciale nel renderle piccoli oggetti di culto nel Sol Levante. Per dare un’idea di massima, i Ramones di “Cretin Hop” declinati secondo la più svenevole intonazione di un girl power da cameretta.

Come da marchio di fabbrica, si tratta sempre di canzoncine al fulmicotone letteralmente abbarbicate ai propri refrain, marchette easy listening tanto effimere nella forma quanto salde nella presa sull’ascoltatore spensierato. Rispetto agli esordi, distanti appena una manciata di anni, si registrano peraltro meno approssimazione e un sound più curato. Anche i testi, a guardar bene, non sono poi così stupidi, specie quando è l’ideale contemporaneo della donna perfetta a finire nel mirino (“Plastic Love”). La simpatia dell’interprete e le ricorrenti atmosfere trasognate (“New Moon”) fanno il resto, bilanciando lo standard scolastico di un’operazione altrimenti più che prescindibile.

Difficile e in fondo anche inutile stilare graduatorie di sorta, quando gli episodi scorrono e divertono tutti allo stesso modo. Facciamo un’eccezione solo per il finale dolceamaro di “Please Come Home”, che profuma di Shangri-Las e rallenta opportunamente i giri. Ospite d’onore il basso dell'ex-Vivian Girls Katy Goodman in “Bat Wing”.

(17/11/2015)

  • Tracklist
  1. Princess Castle 1987
  2. Shampoo
  3. Heart Eyes
  4. Bat Wing
  5. Nude Beach
  6. Plastic Love
  7. Big Man
  8. Sailor Moon
  9. New Moon
  10. Please Come Home
Peach Kelli Pop su OndaRock
Recensioni

PEACH KELLI POP

Gentle Leader

(2018 - Mint)
Meno punk e più power-pop nel quarto album della peperina canadese

Peach Kelli Pop on web