Stefano Meli

Ghostrain

2015 (Seltz) | folk-blues

Il chitarrista ragusano Stefano Meli, dal cristallino talento blues, debutta con il suo esplicito manifesto, le “Eight Instrumental Dusty Tracks From Nowhere” (2010), equidistanti tanto dal primo John Fahey quanto dalle jam elettrificate di Chicago, senza timore di mostrare caos, dissonanze e qualche timbro di corredo (anche se le connessioni più stranianti le trova con il folklore della terra di origine, “Il vento” e “Sin Ningun Dia”). Dopo un inferiore “Santo Bandito” (2012), Meli trova nuovi esperimenti in “Psychedelic Indiana Blues” (2014), con i 15 minuti di “Indiana”, e nella colonna sonora per “L’ora di Spampinato” (2014).

“Ghostrain” è la conferma del suo talento. Tutte o quasi, dalle estenuanti libere e violente improvvisazioni di flamenco di “Gaza” e “Gaza 2” (questa ancor più spettrale della prima e posta in chiusa all’album), al severo e lamentoso stomp della title track, a una “Blacksunsetdog” che ancora si rifà ai raga di John Fahey, all’appena più facile marcia di dobro e batteria di “Walkin’”, all’oscuro scalpiccio arabeggiante di “Isolation”, sono composizioni lunghe, tortili e pure ispide.

I momenti più brevi non sono comunque semplici contorni. Anzi, forse è proprio qui che il chitarrista scioglie maggiormente le briglie. In “Deadmocracy” i riverberi del parlottare delle chitarre acustiche creano una sorta di gocciolio dissonante. Il power-blues di “Fuckin’” alterna il suo andamento macho a smarrimenti quasi cosmici. Meglio di tutti, il folk puro di “Winter” duetta e spalleggia con la sua eco trascendentale.

Con il solo aiuto di Sebastiano Cataudo (una vaga comparsa di batteria), Meli ha realizzato - in rigorosa presa diretta, da buon bluesman - un disco che fa della sconsolatezza una molle invenzione, e forza gli stereotipi a spunti di gioco, ma anche di sfida. Possiede un fascino tenue ma a presa immediata e poi, più in profondità, annota un desolato, ancestrale commento al tempo presente, una sonata contro il fracasso del quotidiano. Fotografie d’artwork a cura dello stesso compositore.

(10/12/2015)

  • Tracklist
  1. Deadmocracy
  2. Walkin’
  3. Gaza
  4. Fuckin’
  5. Silence
  6. Ghostrain
  7. Blacksunsetdog
  8. Winter
  9. Isolation
  10. Gaza 2
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