Dandy Warhols

Distortland

2016 (Dine Alone) | pop-rock

A fronte di una carriera lunga e piuttosto prolifica (otto album in studio più un live), i Dandy Warhols restano, quantomeno al di qua dell'oceano, una band da "one hit wonder". Nell'immaginario di una intera generazione il nome degli statunitensi rimanda in modo immediato e inequivocabile ai lunghi pomeriggi dopo la scuola, quando si studiava - o quantomeno si fingeva di farlo - con Mtv in perenne sottofondo e il tormentone "Bohemian Like You" a fare da colonna sonora (e portante) al passare delle ore. Non una canzone epocale in senso stretto, ma senza dubbio sdoganata quanto basta in lungo e in largo per permettere al combo di Courtney Taylor-Taylor di uscire, almeno per una stagione, dagli steccati dell'indie-rock americano.

Da allora è passato qualcosa come sedici anni, e certo non si può dire che i Dandy Warhols non ci abbiano provato a dire ancora la loro. Gli album licenziati nel terzo millennio sono stati contraddistinti da una vena sempre più ridotta al lumicino, come d'altronde testimoniava il penultimo "This Machine" uscito quattro anni fa. A invertire - finalmente - la tendenza è il nuovo "Distortland" che, quantomeno, rispolvera una brillantezza nella scrittura che temevamo ormai perduta. Pur senza strafare - e non ce n'era sicuramente bisogno - la band dell'Oregon sfodera un repertorio di brani sempre a fuoco e accompagnati in media da una componente melodica che procede di pari passo con i classici riff di chitarra e le stralunate vicende di Taylor-Taylor, vale a dire i più riconoscibili marchi di questa storica fabbrica.

Di base, anzi, è forse una più pronunciata componente pop a fare la differenza. Si passa dalle derive lisergiche di "Search Party" (dalle parti dei Primal Scream) al punk-blues sbarazzino di "Pope Reverend Jim" e al midtempo ciondolante "Catcher in the Rye", senza dimenticare le derive pseudo-garage di "You Are Killing Me".
I capitoli più raccolti sono strategicamente piazzati a metà scaletta (la calibrata folk ballad "Give") e in ultima posizione (la ninna-nanna elettrica "The Grow Up Song"). Ma il piccolo capolavoro di questa raccolta è probabilmente "STYGGO", una canzone che - sia per il titolo che a livello di sound - potrebbe aver scritto Damon Albarn per i suoi Gorillaz: un funk allo stesso tempo tribale e sintetico sospinto da un mood spensierato come ai bei tempi.

Verrebbe da dire che non tutta la scaletta è su questi livelli, e ad esempio le atmosfere strampalate di "All the Girls in London" o quelle quasi industrial di "Semper Fidelis" appaiono meno compiute rispetto al resto del repertorio, e (soprattutto quest'ultima) forse anche un poco fuori tema. Ma la verità è che non ci sono vere cadute di stile o passaggi a vuoto, e alla fine "Distortland" potrebbe anche rischiare di essere ricordato a posteriori come una delle migliori prove dei Dandy Warhols.

(29/04/2016)

  • Tracklist
  1. Search Party
  2. Semper Fidelis
  3. Pope Reverend Jim
  4. Catcher in the Rye
  5. STYGGO
  6. Give
  7. You Are Killing Me
  8. All the Girls in London
  9. Doves
  10. The Grow Up Song


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