"We made this record as a band" - scrivono nelle note dell'album di esordio i Minor Victories, ovvero Justin Lockey (Editors), Rachel Goswell (Slowdive, Mojave 3), Stuart Braithwaite (Mogwai) e il filmmaker James Lockey - "We didn't record in the same room, or at the same time... to be honest we probably didn't start off with the same vision".
Premesse aperte, risultati entusiasmanti. "Minor Victories" è infatti un disco raffinato e pieno di energia, che miscela e sublima peculiarità caratteristiche dei musicisti che lo hanno composto e suonato. Romanticismo e sensualità si propagano nel suono e nella tessitura di questi dieci brani di pop-rock indipendente, in cui la voce riverberata e dal registro alto di Goswell è assoluta protagonista. Gli elementi familiari - come la potenza degli Editors, o la capacità di creare e rendere profondo lo spazio sonoro di Mogwai e Slowdive - sono compattati e resi preziosi dalla costante presenza di parti elettroniche e di arrangiamenti per archi, questi ultimi spesso associati a figure ritmiche solide. La risultante è una successione di brani di grande impatto emotivo, che scongiura ogni possibile rischio di rigidità o artificiosità.
Il disco si apre in maniera incisiva con le pulsazioni e i bassi rarefatti di "Give Up The Ghost", in cui la voce di Goswell, in primo piano, quasi sussurra: "It's like I've harnessed myself/ To nothing as the skin starts to peel off/ My blood is a raging river/ Surging through my veins/ Better give up the ghost before it wakes". Il brano getta le basi di un climax emozionale che, attraverso "A Hundred Ropes" e "Breaking My Light", porta alla sequenza di brani più intrigante del disco: "Scattered Ashes (Song For Richard)", dove Goswell duetta con James Graham dei Twilight Sad, "Folk Arp", delicata e intima, e "Cogs", seducente e adrenalinica à-la Broken Social Scene.
A stemperare l'intensità di questi brani giunge il minimalismo austero di "For You Always", brano scritto e cantato con Mark Kozelek (Red House Painters, Sun Kil Moon) che si fonda sulla staticità ritmico-armonica. Questo nuovo racconto fotografico del cantautore californiano apre, a sua volta, a una successione finale di brani più elegiaci, dalla forma meno definita e dal taglio cinematografico, come "Out To Sea", "Theft" e "Higher Hopes", che potrebbero figurare in un film di David Gordon Green o Derek Cianfrance.
In attesa di vedere la band dal vivo, possiamo intanto affermare che il primo esperimento "a distanza" targato Minor Victories sia ottimamente riuscito. In fondo, come si domandano i quattro musicisti in chiusura delle note del disco, con la tecnologia e le reti attualmente a disposizione, "who the fuck really knows what a band is nowadays anyway?".
24/06/2016