Perturbazione

Le storie che ci raccontiamo

2016 (Mescal) | pop

Nel 2002 usciva “In Circolo”, uno scrigno di bozzetti impressionisti che si insinuò nella docile scena pop italiana del millennio che albeggiava. Pur non essendo il primo lavoro della band di Rivoli, “In Circolo” - che se fosse stato un'opera letteraria si sarebbe ispirato a Calvino - fu quello che suggellò il passaggio definitivo dalla lingua inglese all'idioma nostrano. La copertina riportava la compita illustrazione di una figura immobile, frusta, in attesa sul ciglio di un binario che non porta nella direzione opposta a quella di provenienza, ma torna indietro. Una ciclica concezione che mai vorrebbe vedere il tempo scorrere. Da quel disco, invece, sono passati quasi quindici anni, un arco temporale puntellato da altri quattro album e da una partecipazione al Festival della Canzone Italiana (nel 2014, con il brano “L'unica”).

"Le storie che ci raccontiamo" è la volontà dei Perturbazione di proseguire l'itinerario intrapreso con "Musica X", intento immediatamente intelligibile con l'ascolto di “Dipende da te” (primo brano dell'album, nonché singolo di lancio). L'equipaggio, però, è di gran lunga più leggero, dopo che ci si è lasciati alle spalle Elena Diana (violoncello) e Gigi Giancursi (chitarra). La produzione di Tommaso Colliva (protagonista nell'ultimo dei Muse, "Drones") ha portato con sé il suono più denso e corposo che i Perturbazione abbiano mai plasmato, oltre, verosimilmente al cameo di Ghemon, che aveva attraccato a lidi pop con l'ultimo "Orchidee", prodotto, appunto, dallo stesso Colliva. Il rapper, che aveva allungato la sua miscela hip-hop, dilatando ulteriormente l'ampiezza del proprio pubblico, è presente nella scanzonata “Everest”, una sorta de “Il senso della vite” un decennio e mezzo dopo.

Il risultato delle registrazioni londinesi è scorrevole, ma anche effimero, sia nella qualità che nella quantità, trattandosi di un album breve, veicolo di una mezz'ora di musica e poco più. Per tutta la durata del disco è difficile trovare un sussulto, ad eccezione di “Trentenni”, il punto di vista esterno sulla criptica e apparentemente inscalfibile esistenza femminile. “Una festa a sorpresa” (su una relazione al capolinea), “Ti aspettavo già” (con ritornello dance), “Cinico” e “La prossima estate” (sulle velleità estive che il tempo spazza via) attingono a sonorità sintetiche, con le quali i Perturbazione avevano iniziato ad amoreggiare in "Del nostro tempo rubato".

Nel complesso non c'è una melodia che si lasci apprezzare e nella stesura dei testi il meccanismo sembra ingolfato. Anche se le parole dei Perturbazione "leggere" (parafrasando la stessa band) lo sono sempre state, negli episodi precedenti riuscivano a toccare, sovente, le corde più intime dell'ascoltatore. Ora l'ispirazione sembra essersi volatilizzata; sono scomparsi i giochi di parole e l'ironia, elementi che conferivano al gruppo identità e riconoscibilità ("Ha scritto mi sento ferita/ tra noi è già tutto finito/ ha scritto mi sento imbrogliata ora è tutto finito davvero", ad esempio, è una pleonastica reiterazione che assomiglia a un tentativo di prendere tempo, quando non si ha nulla da dire). Il duetto con Andrea Mirò (all'anagrafe Roberta Mogliotti) immerge la relazione uomo-donna nell'era della messaggistica (con tanto di rumori Skype in sottofondo): con un po' di nostalgia, la mente ritorna su episodi simili e non riesce a non rimpiangere la catartica ballata notturna con Rachele Bastreghi del 2005, “A luce spenta”.
Appare tra i testi: sorridi alla paura e la paura passerà. Sembra semplice, come scrivere un buon album di musica pop; invece semplice non è, in entrambe i casi, anche se c'era stato un tempo in cui i Perturbazione lo facevano sembrare.

Il brano in calce, che dà il nome all'album, ospita nella sua coda un discorso del regista indiano Shekhar Kapur al TEDIndia: "Siamo le storie che ci raccontiamo. Racconto una storia e quindi esisto. Esisto perché ci sono storie; se non ci sono storie, non esistiamo. Creiamo storie per definire la nostra esistenza". Se nella concezione del regista indiano ci fosse una possibilità intermedia, i Perturbazione esisterebbero, perché nessuno può negare l'esistenza di un album che nella realtà sussiste. Soltanto, esisterebbero "poco".

(06/03/2016)

  • Tracklist
  1. Dipende da te
  2. Trentenni
  3. Una festa a sorpresa
  4. Io ti aspettavo già
  5. Cara rubrica del cuore (feat. Andre...
  6. Cinico
  7. La prossima estate
  8. Everest (feat. Ghemon)
  9. Da qualche parte del mondo
  10. Le storie che ci raccontiamo
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