Bill Nelson - Chance Encounters In The Gardens Of Lights

2017 (Cocteau Discs)
ambient-synth-pop
Gli anni 70 erano ormai agli sgoccioli quando Bill Nelson decise di porre la parola fine alla band hard-glam dei Be Bop Deluxe. La successiva rottura con la Harvest e la creazione della sua etichetta personale (Cocteau Record) inaugurò un nuovo corso stilistico per il musicista, influenzato dalle avventurose sperimentazioni elettroniche di Brian Eno, Kraftwerk, Japan e John Foxx. Il chitarrista e tastierista inglese riuscì a ritagliarsi un proprio spazio nell'affollato panorama di quegli anni, sperimentando interazioni con altre forme d’arte, cogliendo elementi dell’espressionismo e del surrealismo, e infine amalgamandoli abilmente nelle sue innumerevoli produzioni. 

Con uno stile che metteva insieme minimalismo, ambient, romanticismo noir, suoni cosmici e synth-pop, Nelson pubblicò a cavallo tra il 1980 e il 2000 una trentina di progetti. Tra questi “Chase Encounters In The Garden Of Lights” rappresenta una potenziale summa espressiva, non tanto per la sua consistente mole di brani, quanto per la efficace interazione tra le sue parti.
Grazie alla Esoteric, questo piccolo gioiello della musica ambient, a molti ignoto, viene riproposto nella sua forma integrale, che include, oltre alle quaranta tracce del doppio vinile, anche quelle incluse in “Ecclesia Gnostica (Music For The Interior Church)”, un Ep accluso nelle prime copie, più una serie di inediti che non trovarono posto neanche nella corpulenta versione in cassetta.

Le suggestioni ambient di Brian Eno, le incursioni più avant-garde di Ryuichi Sakamoto  e il David Sylvian di “Gone To Earth” sono i riferimenti primari di questo convincente e suggestivo atto di meditazione sonora. Diviso in due capitoli (“The Angel At The Western Window”, e ”The Book Of Inward Conversation”), “Chase Encounters In The Garden Of Lights” è un progetto costruito su brevi istantanee sonore. I brani sono bozzetti più che vere e proprie canzoni, degli schizzi d’autore a volte incompiuti, pronti a diventare incandescenti nella loro connessione con gli altri brevi accenni sonori, preservando la loro unicità anche in un’improbabile sequenza d’ascolto casuale e priva di apparente connessione logica.

In verità, appare difficile segnalare qualche episodio in particolare, il tutto è infatti tenuto insieme da una forte componente spirituale e filosofica, non v’è nessuna traccia o elemento superfluo, al punto che l’album risulta fruibile sia in sottofondo sia con toni e volumi più sostenuti; le continue modulazioni armoniche, le intelligenti interconnessioni di chitarre, synth e drum machine non offrono spazio alla noia.
Se avete voglia di riscoprire il fascino più profondo della musica ambient, “Chase Encounters In The Garden Of Lights” è l’occasione giusta. Con questo imponente insieme di frammenti sonori, Bill Nelson ha scritto una delle pagine più complesse e raffinate della sua carriera, un album che, al contrario di molte opere similari e coeve, ha mantenuto intatto il suo fascino.

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