Si potrebbe partire dagli ospiti, per qualificare il secondo lavoro delle gemelle Ibeyi:
Kamasi Washington nel brano-manifesto "Deathless", il basso di
Meshell Ndegeocello in "Transmission/Michaelion" (con parti recitate dalla mamma delle protagoniste), il pianista
Chilly Gonzales nella ritmata "When I Will Learn", la rapper spagnola Mala Rodriguez in "Me Voy", il primo riuscito esperimento in lingua ispanica del duo.
Non meno importanti gli interventi "virtuali", come l'estratto da un discorso pubblico dell'ex-First Lady americana Michelle Obama, tagliato e mixato in "No Man Is Big Enough For My Arms", o Le Mystère de Voix Bulgare, citati nel campionamento che caratterizza l'iniziale "I Carried This Away For Years".
Ma fermarsi a osservare il qualificato parterre non renderebbe giustizia al lavoro e al talento di Naomi e Lisa Diaz, franco-cubane, nate con la musica nel sangue (il papà suonava le percussioni nel leggendario Buena Vista Social Club): nello spazio di
un solo disco sono diventate un piccolo culto, tanto da essere fortemente volute da
Beyoncé nel cortometraggio che ha accompagnato "Formation" (da "
Lemonade").
L'unione di strumenti tradizionali ed elettronica, così come il
melting pot di lingue e stili, fa di "Ash" un lavoro caleidoscopico e globalizzato, oltre la media delle produzioni di area nu-soul contemporanee, di quelle che stanno prendendo come riferimento il recente
bestseller di
Solange.
L'ingrediente principale delle Ibeyi ("Gemelli" in lingua Yoruba) è un r&b di nuova generazione, fortemente contaminato sia con la world music ("Away Away") che con una forma di pop abilmente speziato ("I Wanna Be Like You"), nel quale si alternano quadretti familiari ("Valé" è una dolce
lullaby scritta per la nipotina) e vigorosi atti di denuncia: in "Deathless" raccontano un episodio di razzismo accaduto proprio a Lisa in quel di Parigi.
Fra suggestivi minimalismi ("Waves") e brani più densamente arrangiati (una "Numb" dal tratto quasi
bristoliano), le ragazze uniscono magicamente la malinconia del Malecón con gli idealismi metropolitani: la musica del futuro passa anche da qui, da un'abile e personale rielaborazione della tradizione.