James

Justhipper

2017 (Cherry Red) | folk-pop

Una delle scene più importanti della new wave inglese è quella di Manchester (l’agglomerato urbano più ricco d’Inghilterra, dopo Londra). Lì sono sbocciati fior di musicisti, che hanno contrassegnato in maniera indelebile la storia del pop inglese, non solo negli anni 60 e 70 (Bee Gees, Hollies, 10cc, Herman’s Hermit etc.), ma soprattutto negli anni '80, epoca in cui correnti come la new wave o il madchester hanno modificato il corso della storia musicale (Smiths, Happy Mondays, Joy Division, Stone Roses, Charlatans etc.).
Nonostante gli esordi su Factory e a dispetto della provenienza geografica, i James sono stati spesso accantonati negli approfondimenti storici sulla scena di Manchester.
Nemmeno gli encomi di Morrissey, che li volle come band di supporto nel loro “Meat Is Murder Tour", hanno fatto sì che la band fosse intercettata dalla mitologia, anche se la sua carriera è stata poi baciata da un longevo successo di pubblico.

Le ragioni della loro inossidabile e lunga attività artistica sono da ricercarsi nelle origini della band di Tim Booth, in particolar modo in quella egregia intuizione di modificare l’interazione tra folk e pop, incrementandone il tono aggressivo attraverso un originale connubio tra chitarre acustiche e sezione ritmica.
Pubblicato dalla Cherry Red, “Justhipper” mette insieme i primi due album della band, (esistono due singoli antecedenti per la Factory raccolti sul mini-album “Village Fire”), il primo registrato per la Sire (“Strutter”) e il successivo per la Blanco y Negro (“Strip Mine”).
Riascoltati a distanza di tempo, i due progetti sembrano alquanto diversi tra loro, non tanto dal punto di vista stilistico quanto da quello concettuale, ed è infatti importante sottolineare prima di tutto le motivazioni che si agitarono dietro il loro secondo disco “Strip Mine”.

L’insuccesso di “Strutter” e le pressioni della label spinsero la band e il produttore Hugh Jones a smussare i toni più eccentrici e anomali del suo suono, ma nonostante ciò, la Sire rifiutò il disco che, pubblicato dall’altra sussidiaria della Wea, raggiunse un misero 90° posto nelle classifiche inglesi. E’ evidente che la scelta “Strip Mine” non fu molto felice, il successo non superò i confini inglesi, mentre il suono più robusto e falsamente lirico incrementò solo il tono enfatico delle canzoni, senza aggiungere nessuna perla al loro repertorio. Ben diverso il discorso per l’esordio “Strutter”, un affascinante mix di folk e pop dai tratti naif e amabilmente irregolare.  Le canzoni sono eccellenti, graziate da testi intriganti, tra frenetici uptempo con basso e batteria in perenne movimento e performance vocali singolari (la voce di Booth è una delle più belle del panorama inglese).

Il trittico iniziale è pura estasi, con un’incalzante “Skullduggery”, un’estatica “Scarecrow”  e un’eccellente “So Many Ways”, anche se è difficile ignorare l’irruenza di “Just Hip”, le più placide lande di “Really Hard” e la trascinante “Why So Close”.
La band è catturata in uno stato di grazia, peraltro già evidente nel singolo che anticipò l’uscita dell’album - ovvero l’irresistibile danza pagana di “Chain Mail”, qui inclusa insieme alle altre B-side - mentre le poche incertezze tecniche e di scrittura sono abilmente stemperate dalla produzione di Lenny Kaye (il quale dichiarò che fu una delle sue produzioni più complicate e difficili).

Sottovaluto e spesso trascurato anche da chi abbracciò con passione le fortune dei successivi lavori, “Strutter” è un album intenso e originale, che conserva dopo trent’anni tutto il suo fascino.
Il doppio cd “Justhipper” è molto curato sia sotto l’aspetto grafico che sonoro (sono stati coinvolti anche Booth e Glennie), ed è senza dubbio l’occasione giusta per riscoprire un atipico e originale manifesto del sound di Manchester, che di lì a poco avrebbe sconvolto le classifiche internazionali grazie proprio ad alcune delle canzoni scritte nel passaggio dalla Blanco Y Negro alla Fontana.

(07/10/2017)



  • Tracklist
  1. Skullduggery
  2. Scarecrow
  3. So Many Ways
  4. Just Hip
  5. Johnny Yen
  6. Summer Song
  7. Really Hard
  8. Billy's Shirts
  9. Why So Close
  10. Withdrawn
  11. Black Hole
  12. Chain Mail (Single version)
  13. Uprising (Single version)
  14. Hup-Springs (Single version)
  15. Justhipper
  16. What For
  17. Charlie Dance
  18. Fairground
  19. Are You Ready
  20. Medieval
  21. Not There
  22. Ya Ho
  23. Riders
  24. Vulture
  25. Stripmining
  26. Refrain
  27. Ya Ho (Single version)
  28. Mosquito (Single version)
  29. Left Out Of Her Will (Single version)
  30. New Nature (Single version)
  31. What For (Climax Mix)
  32. Island Swing (Single version)
  33. James Who? A Talk With... (Interview) [Single version]




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