I romani L'ira del baccano sono una band
heavy-psych composta da Alessandro "Drughito" Santori alla chitarra, Roberto Malerba alla chitarra e synth, Sandro "Fred" Salvi alla batteria e Ivan Contini Bacchisio al basso. Attivi fin dal 2010, tornano con un nuovo album in studio - pubblicato dopo l'ottimo "Terra 42" (2014) - che ci riporta agli anni in cui, dal grande tronco comune del rock psichedelico classico, nasceva quella branca più "dura" poi chiamata in modo generico
heavy-psych.
Erano gli anni degli inni psichedelici dei
Grateful Dead e gli anni in cui vedeva la luce la fase embrionale di una psichedelia aggressiva con lo storico Lp dei Blue Cheer - "Vincebus Eruptum" (1968) - che portava la violenza selvaggia del garage-rock all'interno del
sound lisergico americano; vengono successivamente le sonorità proto-doom dei
Black Sabbath, le cavalcate space-rock degli
Hawkwind o la ricerca di una commistione col
prog anni 70 dei canadesi
Rush.
Da tutte queste influenze prende vita il
sound dei L'ira del baccano, che si confermano sapienti manipolatori di tutte queste esperienze, riuscendo a creare un grande calderone capace di contenerle tutte. Tra i vari epigoni italiani di certe sonorità al confine estremo della psichedelia, tra i quali i lodigiani
Great Saunites, ben più cosmici e dilatati, o i fiorentini
Psychedelic Witchcraft, ben più vicini alla psichedelia classica, i romani si pongono in una sorta di riuscita via di mezzo tra le sonorità di Garcia e Iommi.
Il nuovo "Paradox Hourglass", esclusivamente strumentale, consta di 40 minuti di lunghe
jam psichedeliche suddivise in appena quattro brani della durata media di dieci minuti ciascuno. La lunga suite "Paradox Hourglass", divisa in due parti, contiene tutti gli elementi tipici dei romani, dal
riff di chitarra ai continui cambi ritmici, dalle sonorità
space a momenti maggiormente energici, sino a ritmi che rimandano alla stagione dei
poliziotteschi italiani contaminati persino con brevi momenti jazz.
I
riff a volte monolitici,
sabbathiani (più da "Vol. 4" che da "Paranoid"), a volte dinamici tra
Rush e
Blue Oyster Cult, fanno da impalcatura a queste lunghe jam che - al netto di una certa irruenza - sono figlie dirette dello spirito del grande Garcia dei Grateful Dead. I toni si fanno più doom negli altri due brani ("Abilene" e "The Blind Phoenix Rises"), ma non mancano quei momenti che associano energia a nostalgia per i suoni di una stagione musicale che ha ancora fedeli epigoni. In "Abilene" c'è anche il synth ad arricchire il brano di un'atmosfera inquietante, mentre "The Blind Phoenix Rises" è il momento più cupo e claustrofobico.