Ottodix

Micromega

2017 (Discipline) | elettropop

L'Italia, si sa, musicalmente è un paese un po' strano. E, se restringiamo il campo al pop elettronico, spesso la faccenda diventa incomprensibile. Perché a fronte dei Depeche Mode che fanno sold-out negli stadi (e che comunque hanno smesso da una vita di essere alfieri del techno-pop tout court), la realtà ci dice invece che il gotha del movimento britannico, band e artisti che hanno codificato e portato ai massimi livelli il genere - The Human League, Yazoo, Heaven 17, Erasure in primis - qui non si sono mai fatti vedere nemmeno col binocolo, evitando così un sicuro bagno di sangue al botteghino con relativo fallimento del promoter di turno.
Altri, per esempio i Pet Shop Boys, che pure stanno vivendo una dignitosissima terza età, New Order e ci aggiungiamo pure i più recenti Goldfrapp (che qualche anno fa suonarono all'Heineken Festival alle due del pomeriggio come una qualsiasi band esordiente locale!) vengono a trovarci molto raramente, e spesso in situazioni di cachet garantito a prescindere da parte di qualche amministrazione locale.

In questo quadro abbastanza desolante, va da sé che per un artista italiano fare pop elettronico ricercato con così poco hype sia già una medaglia al valore. È il caso degli Ottodix, che in realtà nella versione studio sono un progetto solista del trevigiano Alessandro Zannier, autore, compositore, musicista e artista visivo. "Micromega" è il sesto album dell'artista veneto (cui va aggiunta una raccolta di singoli con tanto di libro allegato) ed esce per la label Discipline di Garbo non per caso, visto che gli Ottodix per qualche anno, ai tempi di "Gialloelettrico", sono stati la band di accompagnamento on stage del waver milanese. Un concept-album ispirato dall'omonimo racconto di fantascienza di Voltaire, scritto e registrato tra l'Italia, Berlino e Barcellona e co-prodotto da Flavio Ferri dei Delta V, che si dipana in nove tracce - numero perfetto per un disco pop - corrispondenti ai nove livelli di grandezza dal micro al macrocosmo.
Il risultato è un grande album, che può vantare almeno cinque potenziali singoli con appeal radiofonico, le consuete liriche elaborate (e anzi qui maggiormente ironiche e graffianti) e melodie elettrosinfoniche che si fondono alla perfezione con le sonorità stratificate e arrangiamenti sopraffini e mai banali. Il certosino lavoro di Ferri, indiscusso maestro di sperimentazioni chitarristiche sotterranee, feedback e rumorismo ambientale, contribuisce a dare un'impronta e un surround scientifico a tutta l'opera.

Un album che va esattamente nella direzione voluta dall'autore, senza pagare troppi tributi ai maestri (leggi Depeche Mode) che nei primi album abbondavano, e che invece in "Micromega" si limitano a qualche atmosfera e al geniale riff di chitarra di "Elettricità", che sembra provenire direttamente dalle session di "Ultra". La quadratura di un cerchio, insomma, che arriva con un lavoro che probabilmente è il migliore dell'intera discografia Ottodix.
L'introduttiva "Cern", dalla struttura complessa, contenuti scientifici visionari e atmosfere cinematografiche, è l'opener ideale sia del disco che dei concerti, ma già alla seconda traccia, "Elettricità", siamo in presenza di uno dei picchi dell'album, brano che per struttura melodica e testo rimanda clamorosamente al periodo d'oro dei Matia Bazar di Antonella Ruggiero e del compianto Aldo Stellita, poeta prestato alla canzone.

Premesso che il Morgan odierno pagherebbe per riuscire a scrivere un pezzo come "Il Mondo delle cose", ammantato di venature trip-hop e non solo (qui, come pure ne "La Risonanza" e in "Planisfera", le influenze di fine anni 90 di band come Bluvertigo, Subsonica e ovviamente Delta V sono riconoscibili e persino volute da Zannier), la centrale "Micromega Boy" è ideale per assolvere i compiti di primo singolo, con i synth orchestrali che nel finale contribuiscono a creare un crescendo e un pathos irresistibili. Nel mirino, l'uomo-ragazzo attuale, eterno giovane a metà tra realtà analogica e vita nei social, scollegato completamente dal mondo reale.
"Planisfera" e "Zodiacantus" sono forse gli episodi più classicamente "techno-pop style" strofa-bridge-ritornello, ed entrambi prossimi futuri singoli: il primo addirittura è stato suonato in diretta, in anteprima assoluta, lo scorso anno alla televisione di stato cinese in concomitanza con la Biennale Italia Cina di arte contemporanea, il secondo ironizza su simbologie e superstizione astrologica, con un potente e geniale riff di synth a impreziosire la melodia del refrain.
Si cala coi bpm nella sinuosa "Sinfonia di una galassia", che fonde perfettamente elettronica e orchestra americana anni 50, e si chiude in gloria con i sette minuti finali di "Multiverso", che parte delicata con arpeggi di piano ed echi in lontananza, per poi esplodere in una trionfale cavalcata electro tra noise e chitarre effettate.

Le canzoni di "Micromega" saranno ascoltabili entro giugno su un'innovativa piattaforma-player gratuita, accessibile con Google Chrome e pure su mobile, dotata di bussola di navigazione, contenente illustrazioni animate in 2D e 3D, opere d'arte, ramificazioni ed espansioni dei contenuti dei nove brani in sotto-versioni curate da musicisti, remixer e arrangiatori provenienti da vari ambiti musicali, per un totale di ben 117 tracce audio da scoprire.

(06/05/2017)

  • Tracklist
  1. CERN
  2. Elettricità
  3. La risonanza
  4. Il mondo delle cose
  5. Micromega Boy
  6. Planisfera
  7. Zodiacantus
  8. Sinfonia di una galassia
  9. Multiverso


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