Strana firma per l’imprint Morby-iana della Woodsist, la Mare Records, che scrittura appunto il folk acustico della cantautrice Shannon Lay, grazie alla personale folgorazione di Kevin, appunto. Bisogna dire subito che l’estrazione losangelina di Shannon è forse sufficiente a spiegare l’autenticità del misticismo che permea il disco, che nel suo marchio “Laurel Canyon IGP” trova il proprio senso principale.
Anche se l’espressività e la scrittura della Lay si fanno a volte elementari (“Recording 15”), rimane infatti qualcosa nella semplice esecuzione, nel semplice atto, nella semplice intenzione di suonare e cantare queste canzoni che rende “Living Water” più valido e vero di quello che sembra, scevro delle affettazioni di una Marling.
In questa sua elementarità “atomica”, inscindibile, trova la sua dignità, ma non un’eccellenza: “Living Water” è un disco generoso, con le sue quattordici tracce che attraversano un po’ tutte le sfumature del cuore (dal soave duetto tradizionalista col contrabbasso di “The Moons Detriment” all’inquisitoria malinconia di “Orange Tree”), ma non molto appagante, perché non in grado di fornire spunti melodici davvero unici, un’identità di scrittura, insomma.
“Living Water” scorre comunque grazie alla naturalezza, a una decisa purezza espressiva di Shannon (“Always Room”), un’integrità forse non sufficiente a rendere il disco indimenticabile, ma certamente prezioso.
10/10/2017