SHANNON LAY - August

2019 (Sub pop)
alt-folk

In passato l’immagine di copertina di un album era spesso esplicativa del contenuto: una foto, un disegno o un collage riuscivano a comunicare, a chi osservava con attenzione, l’anima di un progetto discografico; perfino le sonorità erano racchiuse in quelle sfumature di colori o di bianco e nero. Ed è quello che accade nel terzo album di Shannon Lay, attraverso una sequenza di immagini del volto, che dalla foto di copertina vira verso tre volti disegnati con altrettante variabili cromatiche ed emozionali. Sì, perché dietro il contemporary-folk della cantautrice di Los Angeles, e dietro i suoi deliziosi e mai leziosi accordi di fingerpicking, c’è una veemenza sonora che converte la prodigalità melodica di “August” in una musicalità vivace e ribelle, ricca di stati d’animo complessi.

Già Kevin Morby era rimasto stregato dal fascino agrodolce della chitarrista del gruppo post-punk Feels, tocca ora a Ty Segall (che ha accolto Shannon nella Freedom Band e ha già prodotto i Feels) tenerne a battesimo l’esordio su Sub Pop.

C’è molta dolcezza tipicamente folk nelle dodici tracce di “August”, c’è la stessa malinconia di Nick Drake in “November”, ed è ancora più densa e spoglia in “Sunday Sundown”, ma per Shannon Lay la forza della parole è fondamentale al punto che ad esse concede un ruolo non solo lirico ma anche armonico.

Le cadenze hippie-folk e circensi di “Nowhere” sono suggellate dalle parole, che la voce dell’autrice brandisce come una spada; ed è sempre il cantato greve e solenne a dettare leggi e regolamenti melodici nella funebre “Wild”, suggellati da uno scandire ritmico che ha la stessa solennità di una catena di montaggio, che neanche un breve accenno di tango riesce a rendere solare. Ed è un mistero lirico che si ripete nella title track, tra accordi di violini e tempi ritmici sbilenchi che coronano il pregevole minimalismo di fondo, quest’ultimo arma letale dell’estatica “Death Up Close”, destinata ad aprire le danze di “August”.

Shannon Lay è in fondo animata dallo stesso humour noir di Cate Le Bon, difficilmente la musica resta preda dei suoi innumerevoli slanci melodici, le trame folk-pop più gioiose di “Something On Your Mind” non riescono infatti a librarsi con quella leggerezza che è solita suscitare nell’animo pensieri gentili. Anche i delicati accordi fingerpicking nascondono infatti insidie e pericoli, c’è altresì follia nelle trame di “Past Time”, e c’è un pavido timore nel mettere a nudo tutti i sentimenti dietro il sommesso folk-retrò di “Shuffling Stoned”.

E’ questa sensazione di perenne attesa e dubbio sentimentale che infine dona ad “August” quella sfuggente magia, che l’equilibrio elettro-acustico di “The Dream” sigilla con una cascata di note fluttuanti che quasi si perdono una nell’altra annullando se stesse, nello stesso tempo svelando che c’è qualcosa di profondo e oscuro anche nel mese più luminoso dell’anno: “August”.

09/11/2019

Tracklist

  1. 1. Death Up Close
  2. 2. Nowhere
  3. 3. November
  4. 4. Shuffling Stoned
  5. 5. Past Time
  6. 6. Wild
  7. 7. August
  8. 8. Sea Came To Shore
  9. 9. Sunday Sundown
  10. 10. Something On Your Mind
  11. 11. Unconditional
  12. 12. The Dream

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