Josienne Clarke & Ben Walker

Seedlings All

2018 (Rough Trade) | jazz-folk, chamber-folk

Un'intera scaletta da suonare, ma nessuno che sia venuto ad ascoltarti, lasciandoti in balia di una stanza vuota: più che legittimo che mille pensieri attraversino la tua testa, che cominci a chiederti se effettivamente abbia ancora senso persistere, se i mille e più sacrifici finora compiuti possano valere la candela anche in futuro. È con simili riflessioni, comuni alla stragrande maggioranza dei musicisti degli ultimi anni, che Josienne Clarke e Ben Walker aprono il loro disco più personale e “sofferto” di sempre, attraverso una “Chicago” che, oltre a descrivere una situazione realmente avvenuta, mette per la prima volta in risalto le insicurezze e i dubbi dei due musicisti britannici (specialmente di Clarke), l'altalena emotiva che caratterizza una vita in costante bilico.

Distaccandosi da quella miscela di riadattamenti tradizionali e brani autografi che aveva finora segnato il suo percorso, la coppia realizza con “Seedlings All” un disco per la prima volta costituito interamente da brani originali, in cui lasciar piroettare il proprio consolidato blend jazz-chamber-folk. Sempre più slegati dalle consuetudini e da certi approcci per loro ormai limitanti, i due continuano a scrivere la loro affascinante storia personale, scavando sempre più all'interno di se stessi e della loro particolare esperienza in tandem. I presupposti per una svolta potrebbero essere già contenuti in questo album.

Limitando al minimo il numero di ballate, essenzialmente tra i pezzi più calligrafici e spenti della collezione (notevole eccezione la conclusiva “Only Me Only”, rigoroso motivo chamber-folk attraversato da sottili striature elettriche), Clarke e Walker al solito si mostrano abili nello sfruttare la loro mescola stilistica con grande versatilità, ora soffermandosi su un aspetto, ora prediligendone un altro. Il tutto sotto una lente che getta un'elegante luce jazz sull'intero progetto, che irrobustisce se possibile ancora di più la formidabile raffinatezza del duo. Dalla compassata vitalità di “Tender Heart”, sorretta da un brillante utilizzo del pianoforte e del basso, alla più totalizzante malinconia di “Sad Day”, il duo potrebbe tranquillamente abbandonare ogni contatto con la tradizione e darsi alla canzone jazz con sufficiente profitto, avendo acquisito ormai una maturità invidiabile in tal senso.

La voglia però di sporcarsi le mani e abbattere ulteriori steccati espressivi li porta a piegare il tono confessionale dell'opera e a guardare verso lidi inattesi, paventando addirittura concessioni a più corpose aperture rock (“Ghost Light” contiene già sufficienti indizi in merito) o ad aprirsi anche a curiose riesumazioni tardo-britpop, in effetti materiale largamente alla loro portata (la suddetta “Chicago”, specialmente in chiusura).
Se la perizia melodica di un “Nothing Can Bring Back The Hour” resta nel complesso ineguagliata, ciononostante Clarke e Walker continuano ad aggiornare senza timori il proprio catalogo espressivo, mostrando un'attitudine creativa che non può e non vuole porsi ancora limiti prestabiliti. Con una personalità finalmente sbocciata anche sotto il profilo lirico, legata a testi curiosi e chiaroscurali (vedasi “Things Of No Use”, impreziosita da un andamento quasi in controtendenza con le parole del brano), la coppia potrebbe di qui a breve raggiungere un nuovo traguardo importante.

Siamo tutti quanti delle piccole piantine, gracili e imperfette, afferma Josienne Clarke con un titolo che è tutto un programma. In queste imperfezioni si celano però i semi della migliore creatività, e la musicista britannica pare averlo compreso: che sia l'avvio di una nuova consapevolezza artistica?

(26/10/2018)

  • Tracklist
  1. Chicago
  2. Bells Ring
  3. Seedlings All
  4. Maybe I Won't
  5. Tender Heart
  6. All Is Myth
  7. Ghost Light
  8. Sad Day
  9. Things Of No Use
  10. Bathed In Light
  11. Only Me Only


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