Spesso basta semplicemente il titolo, perché di un disco si riesca a cogliere ben più che qualche vaga sfumatura narrativa. Si prenda il qui presente “Fog FM”, terzo album del
producer di Miami Anthony Naples. Con sole cinque lettere, si individuano con precisione le coordinate estetiche, il taglio atmosferico, finanche i riferimenti concettuali che informano il progetto, tra le più valide sortite
tech-house degli ultimi anni e album della consacrazione per il suo artefice. In una sorta di rievocazione dell'esperienza d'ascolto radiofonica di
club-music, questo
full-length ne adatta le sensazioni e le caratteristiche in una selezione di pezzi dai tratti dance e dalla struttura solida, ma che non disdegna affatto venture nell'elettronica d'ambiente e nel
dub, in una coniugazione di sudore e torpore che si rispecchia nella consistenza nebbiosa suggerita dal titolo. Anche a non essere la più
radio-friendly delle collezioni, resta una selezione di eccellente livello, in cui finalmente si rivela il pieno potenziale di Naples.
Nel coinvolgere contemporaneamente mente e corpo, nel valere tanto come esperienza da
dancefloor (possibilmente selezionando i
cut più adatti per un mix) quanto come ascolto slegato da ogni contesto danzereccio, “Fog FM” surclassa in scioltezza ogni precedente prova di Naples, registrandone la progressione sia come attento filatore di tessiture sonore sia come
beatmaker, in un costante bilanciamento tra i due “opposti”. Con tanto di (relativamente) brevi intermezzi separatori (col santino dell'
Idm anni 90 ben visibile sullo specchietto), quasi a voler introdurre nuovi capitoli all'interno della trasmissione, l'esplorazione si rivela intensa, capace di colpire nel profondo e stupire nell'immediato, focalizzandosi con estrema cura sulle più lievi transizioni melodiche e su ogni singolo passaggio sonoro, manifestando la sostanziale creatività compositiva del
producer.
Emerge quindi con facilità l'appassionante progressione della
title track, che trae le mosse dalla house più astratta dei primi
Blondes ma devia poi in direzione di un brulicante affresco techno, impregnato di una pervasiva coltre atmosferica. Se “Purple Iris” assesta un autentico cazzotto, giocando su robuste propulsioni ritmiche e sinistri ganci electro, “Benefit” è probabilmente il singolo mancato dell'album, un brano dalla struttura bipartita che ai toni acidi della prima metà aggiunge bordoni micromelodici e scansioni sintetiche maggiormente definite.
Con “Lucy's” a dare man forte ai costrutti fumosi dell'opera attraverso chiari riferimenti produttivi
nineties, e “Unhygenix” a essere ottimo sostegno atmosferico grazie ad accurate puntellature electro e alle sue svagate marcature dub, “Fog FM” sa sprigionare un immaginario consistente e sfaccettato, facente capo a un
concept unitario ma ben diversificato nei suoi esiti. Con l'albeggiare chillout di “Aftermath FM” a distendere ogni tensione, ripercorrere i solchi tra le nebbie immaginate da Naples diventa un vero piacere.