Un primo ascolto per curiosità, un secondo per riprendersi dalla sbornia e un terzo per cascarci dentro di faccia: Chaka Khan s'è appena liberata da un torpore discografico lungo oltre un decennio e sta passando la scossa a chiunque le capiti sotto mano!
E pensare che, a sessantacinque anni suonati, quest'ormai leggendaria
performer, nota batterista e formidabile
vocalist potrebbe tranquillamente starsene in spiaggia a godersi una pensione guadagnata dopo quattro lunghe decadi di carriera. Invece no; giunta al dodicesimo album di studio (ventitreesimo in totale, se si conta il periodo coi Rufus), la celebre Queen of Funk suona frizzante e accattivante più che mai. Come fa?
Grossa parte del merito adesso va al produttore e Dj/remixer David "Switch" Taylor, ex-
Major Lazer già al lavoro con
M.I.A. e
Santigold. Sua l'idea di smembrare la struttura di queste sette nuove composizioni in elettrizzanti
jam guidate dal
groove e dall'
hook, trasformandole di fatto in "dance tracks" reminiscenti del vecchio
disco mix. Il risultato funziona; "Hello Happiness" pescherà ancora dal funk tipico del catalogo di Chaka, ma mostra una buona dose di carattere per stare al passo coi tempi - vedasi la pioggia di
hi-hat e congas dell'ossuto singolo "Like Sugar", o una scriteriata "Don't Cha Know" con aggressive sonorità
moonbathon e schitarrate elettriche. Sudore, ritmi serrati, bassi pulsanti,
sample meccanici e trattamenti vocali a manetta, un cocktail che fa gridare "estate!" già a febbraio.
Ovviamente nulla di tutto questo avrebbe senso se a tenere le fila del discorso non ci fosse la voce della Queen of Funk per eccellenza. La sua capacità di lanciare urla contro la forza di gravità sulla sguaiata
synth-disco di "Like A Lady" è ancora impressionante. Sulla
title track Switch può divertirsi a relegarla al ruolo di corista al servizio del
beat e il risultato è comunque intrigante. E se poi i due decidono di riacchiappare un melodismo a cavallo tra il blues e l'r&b, il risultato è l'esplosiva e umidiccia "Too Hot" -
Amy e
Diana sotto steroidi che danzano in mutande tra il fango e il fogliame di una foresta tropicale.
Ci sono comunque un paio di momenti per prendere il fiato: lo scheletrico
dub elettronico di "Isn't That Enough", e la dolcezza di una chitarra acustica col rumore del bagnasciuga in sottofondo su "Ladylike".
Francamente non stupisce affatto la freddezza nei confronti di questo disco da parte dei nostalgici del vecchio funk e dei puritani del periodo Rufus - e ci mancherebbe: a confronto di quelli, "Hello Happiness" suona come un bizzarro
pastiche di
groove sintetici su un carroccio da carnevale lanciato in corsa. Il punto è che ci sono già cinquant'anni di musica da cui attingere per poter ascoltare la Sig.ra Khan nel pieno possesso dello stile che l'ha resa famosa - basti anche solo la sua ultima (e invero tremendamente reazionaria) fatica di studio "Funk This" del 2007. La Chaka 2019 è una donna nuovamente curiosa e piena d'energia, che sa capitalizzare sulla statura del proprio personaggio senza soccombere alla pesantezza del passato. E tanto ci basti.