Fuerza Nueva

Fuerza Nueva

2019 (El Ejercito Rojo) | neo-psychedelia, flamenco nuevo

Uno dei singoli con cui i Fuerza Nueva (che altri non sono che i Los Planetas con l'aggiunta di Niño de Elche alla voce) si sono presentati al pubblico si intitola “Una, glande y libre” (Fuerza Nueva) e ha sulla copertina un enorme pene con due pesetas franchiste come testicoli. Per chi se lo stesse chiedendo, sì, Fuerza Nueva è anche l'analogo spagnolo della nostra Forza Nuova, al quale l'ensemble granadino ha rubato il nome per farsene beffe. A differenza degli altri singoli che hanno preceduto il primo Lp della formazione, “Una, glande y libre” non fa parte di “Fuerza Nueva”, il disco si pone però nel solco retorico e ironico di succitato singolo, andando in vendita proprio il weekend della Fiesta Nacional de España (così come ogni singolo era arrivato nei negozi in ricorrenze altrettanto significative politicamente). Opera di Javier Aramburu, la copertina del disco vede la nazione iberica trafitta dalla saetta simbolo della band riempita dalle linee dello storico artwork di “Unknown Pleasures”. È il coronamento di uno sforzo grafico a tema davvero pregevole, portato avanti di release in release, che ha reso tutte le uscite dei Fuerza Nueva vere e proprie chicche per completisti discografici.

I Los Planetas dei Fuerza Nueva trovano ovviamente un precedente in “La leyenda del espacio” (capolavoro della band in cui i pali del flamenco incontrano il rock psichedelico), optando però per dilatazioni chitarristiche ancora più estreme e tempi larghissimi, nei quali l'estensione prodigiosa di Niño de Elche può echeggiare monumentale, in alcuni casi solenne (“Los Campanilleros”, solcata da sinistri droni ed elettronica altamente distorsiva).
“Santo Dios” e “La Cruz”, che condividono con “Los Campanilleros” l'ambientazione tra il sacro e il profano, sono meno cupe, con le chitarre che tracciano scie più serene e le tastiere più leggere e concilianti; nella prima Jota si unisce timidamente a Niño offrendo ai gorgheggi di quest'ultimo un appoggio vellutato. “Mariana” è un brano più strettamente flamenco, è comunque immerso in polveri cosmiche, ma i movimenti della voce così come certe scale andaluse di chitarre e tastiere che flirtano con sapori nordafricani non lasciano dubbi sul suo retaggio.
Apice politico del lavoro è “Cancion para los Obreros de Seat” (adattamento de “El himno de 'Els Segadors”, brano tradizionale catalano dedicato a un gruppo di proletari che espropriavano con la forza banche e imprese per aiutare gli operai), con Niño de Elche a dispiegare la sua voce con autorevolezza in un oceano di lentezza che aguzza le chitarre solo nel ritornello. E' una marcia sacra, lenta ma inarrestabile, come quella della folla di Pellizza Da Volpedo.

Ben disposti lungo la scaletta, troviamo anche brani più catchy, vicini alle canzoni più pop dei Los Planetas. Senz'altro “La Cancion de los Gitanos”, che a dispetto del titolo piazza un riff indie-pop liquidissimo, ma soprattutto “El Novio de la Muerte” (altra rivisitazione, questa volta di un inno di un'unità scelta dell'esercito spagnolo), sospinta da un riff gagliardo e una ritmica più sostenuta, con Jota che si divide le strofe con Niño e la fa da protagonista per un frangente.
Data la caratura dei nomi coinvolti, un disco debole era quasi impossibile, quello che sorprende piacevolmente è la versatilità del progetto, che invece di adagiarsi sulle coordinate tracciate da “La leyenda del espacio”, approfittanto di un grande esegeta del flamenco come Niño de Elche, gioca con diversi generi e toni, sfoggiando disparati sapori e colori, alcuni dei quali sconosciuti.

(19/10/2019)

  • Tracklist
  1. Santo Dios
  2. Los campanilleros
  3. Mariana
  4. La canción de los gitanos
  5. La cruz
  6. Canción para los obreros de Seat
  7. El novio de la muerte
  8. Santo Domingo


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