Gionata

L'America

2019 (Phonarchia Dischi) | it-pop, songwriter

E, mentre il tempo passa, quel futuro pieno di incertezze rischia di diventare solo un bel ricordo, con l’amaro in gola di tutte le occasioni perdute, di quell’America che è un domani che non tornerà

Il revival dei magnifici 80 continua a imperversare in questo scorcio di fine decennio con tutto il suo carico di nostalgie canaglie e foto sbiadite. Come quella in bella mostra sulla copertina de “L’America”, debutto del cantautore toscano Gionata. Ventisettenne, ex-Violacida, Gionata in realtà non li ha mai vissuti gli anni reaganiani. Come per tanti altri suoi coetanei, il ricordo assume un valore essenzialmente figurato. Un’idealizzazione salvifica in un’epoca in cui sono i più giovani a dover soccombere e a sobbarcarsi una precarietà ereditata dai padri. Gionata ha trascorso buona parte della sua giovinezza in quel di Milano, e da perfetto fuorisede ha annusato i drammi di una gioventù bruciata dal globalismo e dalla crisi di una società a due velocità. Quella supersonica di Internet e quella pachidermica degli attempati seduti in sala controllo.

Così, un “banale” frigorifero assume le sembianze di un box magico, in cui è rimasto poco in apparenza, ma tanto in sostanza, prima di alzare il volume e ascoltare il proprio disco, magari su Deezer. Il tutto mentre un refrain che si appiccica addosso istantaneamente sale in cattedra con il suo consistente quantitativo di irriverenza.

La cartina strappata, la maglia bucata,
le scarpe bagnate e la cintura rotta
inizia una festa, ma nella tua stanza
il diavolo ride, non ha tutti i torti

E’ un instant classic, come direbbero appunto i più grandicelli. Una potenziale hit da far impallidire i ben più emersi Calcutta e Brunori Sas. Il piano con passo cadenzato e strofa killer di “Male che vada” alza a sua volta ancora di più l’asticella. Il potenziale pop di Gionata è immediato, imponente. Il giretto melodico al centro del brano alterna speranza e disillusione, voglia di vivere e arrendevolezza.
Gionata trova la sua “America” in dieci canzoni riuscitissime, dense di realismo e ironia, seduzione e quella svogliatezza che subentra dinanzi a una quotidianità maledettamente disturbante. In “2009”, i riflettori illuminano una relazione che sta per crollare, tra spese da affrontare e weekend da salvare. Mentre in “8bit” la passione per i videogame si dissolve rapidamente in un immaginario fantasmagorico. Un intermezzo celere, prima che “Dinosauri” rincari la dose di sognante e svagata melanconia, con i sauropsidi che prendono il posto delle pecore prima di andare a letto, il tutto mentre un’andatura giullaresca funge da dondolo ideale. Il crescendo di “Ci toccherà ballare” ricalca, invece, il tema sognante di chi ha voglia di fare e non sa dove andare, nel vuoto di una città desolata e desolante.

Noi non siamo degli eroi
siamo quelli che si perdono, quelli che si pentono
capirai, che male c’è
a mangiarsi un po’ anche questa notte?      
Usciamo per la città
a prenderci in giro e chissà
magari ci capiterà
di conquistare anche l’America

Il ricordo di momenti felici a fungere da vitamina sopraggiunge nella title track, altra potenziale hit di stampo it-pop carica di passione e americhe perdute. Già, proprio l’America, intesa come concetto e non come spazio, è per il cantautore di Lucca l’emblema secolare di un sogno impossibile, il punto a cui tendere sempre e comunque per dare un senso a un provincialismo lesivo. “Vans” amplifica quel desiderio d’amore celebrato da chi è ancora giovane ma già tremendamente maturo per guardare tutto con uno sguardo maturo, che dona coscienza al proprio fallimento.

Nel marasma di uscite fotocopia dell’italico pop 3.0 in salsa vintage, “L’America” svetta dall’alto del suo pathos illuminante. Un disco riuscito, calibrato con energia e suonato con altrettanto vigore, zeppo di melodie trascinanti, tra desideri mai soddisfatti e lacrime da trattenere con la forza di chi riesce sempre a sorridere, anteponendo la gioia di vivere a tutto e a ogni costo. L’esordio di Gionata è senza dubbio tra i più interessanti e soprattutto intensi del 2019. L’inatteso colpo di coda pop cantautorale di un decennio mai così nostalgico per il Belpaese.

(13/12/2019)

  • Tracklist
  1. Frigorifero
  2. Male che vada
  3. Oceano
  4. 2009
  5. 8-bit
  6. Dinosauri
  7. Ci toccherà ballare
  8. L'America
  9. Vans
  10. Firenze
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