Kooba Tercu

Kharrüb

2019 (BodyBlows / Hominid Sounds) | noise-rock, psych-rock

Accostarsi a un disco quale “Kharrüb” equivale a cadere vittime di una trance che pare non conoscere risoluzione, perdersi nell'incanto dell'ossessione, nel potere del rumore e della ripetitività, elevati a paradigma artistico assoluto. Non fa prigionieri, l'ipnosi ordita dai Kooba Tercu (combo ateniese ma con suoi membri sparsi tra Londra e Creta) in occasione del suo secondo album, rapida collezione di sette pezzi tesa a presentare e perfezionare la formula, rumorista e maniacale, di un progetto che trascende gli steccati di genere, allo stesso tempo sottesa all'ottenimento di una seduzione sonora, tanto burrascosa quanto avventurosa, in costante trasformazione. Percussivo, offuscato come la migliore psichedelia, il disco si avvale di un approccio curioso ed eclettico al noise-rock, corredandolo di strutture difformi e bizzarri spunti estetici, con cui imbastire un febbrile viaggio sonico, esotico e familiare allo stesso tempo: contrasti e incroci si intersecano senza sosta, in uno dei progetti più rilevanti di un 2019 d'eccezione per la scena alternativa greca.

Non tragga in inganno l'apertura, affidata ad una “Cybele” che nelle sue armonie math e nello scanzonato tracciato vocale ricorda i Battles di “Mirrored”: basta poco, affinché una coltre di distorsioni sommerga il tema portante e trasformi l'intera composizione in una sarabanda esplosiva, dall'innegabile quanto generosa potenza. Il gioco delle giustapposizioni e delle riconversioni rumoriste si fa ancora più sfrontato, attraversa gli oceani alla volta dei suoni e delle danze brasiliane. Dapprima immagina la batucada come un prisma elettrico, un'impalcatura spiritata su cui poggiare poderose sinfonie rumoriste (“Boto”), successivamente esplora il lato più ancestrale e istintivo dello sterminato Paese sudamericano, in un'amplificazione delle peculiarità atmosferiche del sound targato Kooba Tercu, conteso tra dirompente grandiosità e magnetica ripetitività, in una sorta di godurioso motorik tropicale.

E non finisce di certo qui: “Maestur” sa come corredare l'estetica del gruppo del dovuto dinamismo, adoperandosi a sciogliere il confine tra jam d'altri tempi e suite progressiva, nella più lunga scorribanda dell'album. “Shambles” carica le eccitanti disarmonie della band di una sinuosità curiosa, di un groove (percussivo, ancor prima che batteristico) che neanche le violente folate di feedback riescono mai a spezzare del tutto. Dovunque li peschi, i Kooba Tercu insomma non si fanno cogliere impreparati, sanno applicare il loro scoppiettante verbo noise ai più disparati contesti, senza mai buttarla in caciara, individuando anzi un'eleganza che non sarebbe dispiaciuta in casa Trance Syndicate. Carrube irresistibili.

(13/01/2020)

  • Tracklist
  1. Cybele
  2. Boto
  3. Maestur
  4. Margarie
  5. Got The Fire
  6. Shambles
  7. California
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