No-Man

Love You To Bits

2019 (Caroline International) | dance-pop

Questa volta, ahinoi, la mirrorball dice il vero: non più relitto nostalgico di un’epoca definitivamente tramontata, ma rinnovata protagonista di uno sfavillante – e in certa misura inaspettato – rientro in scena. Esistono tuttavia alcuni precedenti in grado di giustificare l’estroso exploit dei No-Man dopo undici anni di silenzio, e che ne attutiscono il potenziale effetto shock: più moderate fascinazioni dance si davano già nel lontano “Wild Opera” (1996) come nel coevo “The Sky Moves Sideways” (1995) dei Porcupine Tree; a ciò si aggiungono poi le recenti rivendicazioni di Steven Wilson in merito alla nobiltà della musica pop, celebrata in pompa magna col vivace technicolor dell’inno “Permanating”.

Certo, un decennio può equivalere a un abisso in termini musicali, e specialmente in tempi di revivalismo spinto è facile abbandonarsi a ritorni di fiamma da un passato oramai remoto: ma davvero possiamo far finta di nulla dopo un commiato dolce e crepuscolare come “Schoolyard Ghosts”, ignorando quella che nel tempo è divenuta la marca sonora più distintiva del duo Bowness/Wilson?

Nelle due suite che occupano le facciate di Lp, il resoconto un po’ cinico, un po’ agrodolce della classica fine di una relazione amorosa si traduce in una scrittura lirica talmente esigua da divenire una sequela di didascalici refrain al servizio della concitata sezione ritmica. Nonostante i contributi strumentali di David Kollar (chitarra), Adam Holzman (piano elettrico), Pete Morgan (basso) e Ash Soan (batteria) – oltre al commento semi-ironico di un intero ensemble di ottoni (Dave Desmond Brass Quintet) – tende a perpetuarsi un appiattimento del mix complessivo, dove l’eco della voce di Wilson accentua il goffo passatismo dell’operazione.
L’incalzante forza motrice sintetica alla Chemical Brothers spesso e volentieri prevale e sembra voler aggirare qualsiasi forma di sviluppo drammatico – al limite simulato con un momentaneo abbassamento di volume, con la voce isolata nel primo piano. Solo nel finale atmosferico si avverte finalmente un abbandono al sentimento – e uno spiraglio di riconciliazione rispetto allo sguardo disilluso fin qui assecondato.

È evidente che la consueta e certosina pulizia sonora non può sopperire alla totale mancanza di spunti creativi, un difetto talmente macroscopico da rendere l’ascolto irritante ancor prima che deludente. Anche in rapporto alle sensibilità e alle predilezioni di Tim Bowness e Steven Wilson, questo concept risulta forzato ed esageratamente retrò per essere salutato come un degno ritorno del longevo progetto art-pop, da sempre altalenante negli esiti ma mai così poco sentito.

(29/11/2019)

  • Tracklist
  1. Love You To Bits (Bit 1)
  2. Love You To Bits (Bit 2)
  3. Love You To Bits (Bit 3)
  4. Love You To Bits (Bit 4)
  5. Love You To Bits (Bit 5)
  6. Love You To Pieces (Piece 1)
  7. Love You To Pieces (Piece 2)
  8. Love You To Pieces (Piece 3)
  9. Love You To Pieces (Piece 4)
  10. Love You To Pieces (Piece 5)


No-Man su OndaRock
Recensioni

NO-MAN

Love And Endings

(2012 - Burning Shed)
Un deludente live album per ripercorrere i venticinque anni del duo Steven Wilson/Tim Bowness

NO-MAN

Schoolyard Ghosts

(2008 - KScope)
Il sorprendente progetto del duo formato da Tim Bowness e Steven Wilson

No-Man on web